Quel gesto dell’omicida ad Aldo. «Lo ha invitato a uscire dal bar»

Delitto di Vighizzolo. Troppi aspetti della confessione di Cristian Maffia non convincono i Carabinieri e la Procura. Dubbi anche sulla frase che la vittima avrebbe detto all’omicida: «Non fare come i calabresi»

Cantù.

C’è un video. Ci sono i testimoni. C’è una confessione. Eppure il tragico destino di Aldo Marra, ucciso con due fendenti sabato scorso all’esterno di un bar tabacchi a Vighizzolo, resta affollato più di domande che di certezze. Non già sulla responsabilità di Cristian Maffia, 33 anni, preso e ammanettato pochi minuti dopo l’omicidio dai Carabinieri di Cantù. Su questo non vi è la minima incertezza e non vi sono dubbi. Quanto, piuttosto, sul movente. O sul perché l’omicida si aggirasse per i bar di Vighizzolo a bere alcolici armato di coltello. La versione che lui stesso ha fornito nell’interrogatorio davanti al giudice, non convince davvero nessuno.

E poi c’è un ulteriore elemento, che gli investigatori stanno approfondendo, che mette sotto una luce differente il momento in cui la prima coltellata è partita. Pare infatti che qualcuno dei presenti abbia riferito di aver visto Maffia, subito dopo aver varcato la porta d’ingresso del bar Bivio, girarsi e far cenno alla sua vittima di uscire pure lui. Una circostanza che, se confermata, smentirebbe la tesi dell’omicida che ha parlato di coltellata sferrata per paura: «Mi son sentito seguito, mi son girato e ho colpito».

Troppi dubbi

Cominciamo dalla questione del coltello. Maffia, fin dai primi momenti dopo l’arresto, aveva riferito di essere uscito di casa portandosi un coltello da cucina perché temeva di incontrare uno sconosciuto a cui lui doveva 200 euro. Sconosciuto che, peraltro, l’omicida ha detto frequentare il bar dove - in compagnia di un amico - lui stesso era passato a prendere un aperitivo prima di raggiungere il bar Bivio. Ma come? Esci di casa armato per paura di un creditore e vai nello stesso bar frequentato da chi ti minaccia? «Erano due settimane che non lo vedevano» la risposta data agli inquirenti. Credibile? Ma anche fosse, come mai, dopo aver cambiato bar, Maffia aveva ancora il coltello nascosto sotto la manica destra del giubbetto, come dovesse usarlo da un momento all’altro? Coltello che, per inciso, si vede dal video di sicurezza del bar scivolare per terra mentre l’omicida è seduto al tavolo sempre in compagnia del suo amico.

Altro dettaglio che non torna, il motivo della lite. Perché da un lato la barista ha parlato di un battibecco avuto con Maffia, ma quest’ultimo ha detto di aver litigato con Aldo Marra non già per questo motivo, bensì perché la vittima gli avrebbe detto: «Comportati da lombardo, non come un calabrese». Perché una frase simile?

Sempre Maffia ha riferito di essere uscito per primo dal locale, seguito anzi tallonato da Marra. In realtà Marra più volte ripete, durante la lite, al suo omicida di andarsene, di uscire dal bar e il video non mostra la vittima partire all’inseguimento di Maffia. Piuttosto è il 33enne che, una volta fuori, si sarebbe girato e avrebbe atteso Aldone anzi, addirittura lo avrebbe invitato a uscire. Una volta fuori lo ha colpito dapprima all’addome quindi, dopo alcuni secondi una seconda volta tra torace e spalla. Uccidendolo.

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