Salvini a Cantù tra battaglia contro la moschea e futuro politico di Como e Lecco

Il vicepremier al parco Mamete per la tre giorni della Festa della Lega. Gli attacchi all’ex Vannacci e l’auspicio di un ritorno del centrodestra alla guida del capoluogo di provincia: «Come Lega abbiamo già diverse idee per tornare ad amministrare questa straordinaria città»

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Cantù

La battaglia politica contro la moschea, che non si ferma nonostante la definitiva sentenza del consiglio di Stato e quella per revocare la cittadinanza e il permesso di soggiorno agli stranieri che commettano gravi reati. I riferimenti velenosi all’ex Vannacci e al suo lanciatissimo Futuro Nazionale, che imbarca deputati anche dal Carroccio, liquidati come «tre cadregari». E poi il Como arrivato in Champions League, indicato come modello persino politico: «Puntare sui giovani, puntare su idee nuove, non aver paura di niente di nessuno». Tanto che Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, la cui fede rossonera è nota quanto quella leghista, si lancia in una battuta: «Non c’è il Milan in Champions, ma il Como e quindi una squadra lombarda seria. Anzi faccio un appello alla proprietà del Como: compratevi anche il Milan, perché avete le idee chiare».

Sabato sera è arrivato al parco Mamete di Cantù per la tre giorni della Festa della Lega, accolto dai massimi referenti del territorio: il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni come padrone di casa – che festeggiava l’11°anniversario di matrimonio con Aurora Lussana - l’assessore regionale Alessandro Fermi, il segretario provinciale Laura Santin, i deputati Fabrizio Cecchetti, Eugenio Zoffili e Gianni Tonelli, il sindaco Alice Galbiati, per limitarsi a chi è sul palco con lui. Coinvolti persino – per non dire trascinati – in una esibizione canora sulle note di “Come mai” degli 883.

Un intervento di una ventina di minuti, dopo essere passato dalle cucine a ringraziare i militanti ai fornelli, definiti un tesoro, «mentre altri partiti devono pagare la gente per fare volontariato». E’ un momento di grande pressione in casa Lega, con il partito dell’ex Vannacci che macina consensi e transfughi. Matteo Salvini rivendica quindi l’orgoglio del Carroccio: «Qualche eletto, per provare a salvare la poltrona, cambia partito, ma non hanno capito niente, perché chi lascia la Lega lascia una famiglia e finisce nel nulla. La forza della Lega non è solo nei palazzi, la forza della Lega che non è in vendita, che non si compra con la promessa candidatura, siete voi. E a voi non vi compra nessuno». Applausi dalle centinaia di presenti, e non mancano le magliette verdi, del Carroccio che fu. Salvini negli ultimi anni è stato a Cantù anche per manifestare contro l’apertura della moschea in via Milano, oggi autorizzata dal tribunale dopo 12 anni: «Noi faremo tutto quello che è democraticamente possibile per prevenire problemi. Perché io sono per la libertà di culto, uno può essere cristiano, cattolico, buddista, ebreo, valdese, protestante, islamico. Ognuno può credere nel Dio che vuole. Piccolo problema, nel nome di una sola religione in Italia e in Europa nel mondo ancora nel 2026 si ammazza, perché qualcuno usa il suo Dio non per integrarsi ma per sopraffare e per conquistare. E fino a che qualcuno nel nome del suo Dio ritiene, per esempio, che la donna vale meno dell’uomo, a casa mia non è il benvenuto». Non manca un pensiero alle elezioni comunali di Como del 2027: «I lecchesi al ballottaggio possono finalmente restituire al centrodestra la loro città. E se parte Lecco, l’anno prossimo tocca a Como. Come Lega abbiamo già diverse idee per tornare ad amministrare questa straordinaria città».

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