Campione d’Italia, Villa Mimosa non sarà più venduta
I giudici hanno dato ragione al Comune che intanto ha tolto l’immobile dall’elenco dei beni da alienare
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Villa Mimosa, i giudici danno ragione al Comune di Campione d’Italia, la bella dimora dei partigiani non verrà più venduta.
La vendita della villa di proprietà comunale affacciata sul lago accanto al Casinò, tentata senza esito per anni, aveva fatto molto discutere. Infatti più di un anno e mezzo fa all’asta l’imprenditore Carlo Valeriano Pasquinetti si era aggiudicato il bene per poco più di due milioni di euro, una cifra assai piccola rispetto alle prime quotazioni. Solo che, versata la caparra da 200mila euro, il titolare della ditta Euro Tecnica e Sviluppo si era fatto indietro. L’allora minoranza Campione 2.0 infatti mezzo stampa aveva sollevato dubbi circa l’azienda che avrebbe rilevato il bene, poco trasparente secondo le accuse, con sede in Delaware, un paradiso fiscale.
Dopo il polverone mediatico, comunque rimandato al mittente dal Comune, l’imprenditore si era rivalso contro l’amministrazione locale adducendo motivazioni tecniche, perché, a suo dire, nel bando erano stati «omesse circostanze e vincoli tali da incidere sulla validità dell’operazione». In particolare mancava, secondo la tesi, «l’autorizzazione ministeriale alla vendita» e «l’esistenza di prescrizione limitative circa la destinazione dell’immobile». Pasquinetti aveva chiesto anche i danni.
Secondo i giudici intanto è «infondata» la tesi della mancata autorizzazione ministeriale. Quanto al sodo ecco il nocciolo della sentenza pubblicata in settimana. «L’offerta dell’attrice e la successiva aggiudicazione definitiva hanno determinato un vincolo obbligatorio diretto alla futura stipulazione della compravendita, ma non hanno prodotto l’immediato trasferimento della proprietà immobiliare. Gli atti della procedura stabilivano espressamente che il rogito sarebbe stato stipulato entro sessanta giorni dall’aggiudicazione definitiva, previo integrale pagamento del prezzo, e che il mancato versamento del saldo o la mancata stipulazione per fatto o inerzia dell’aggiudicatario avrebbero comportato la decadenza automatica dall’aggiudicazione e il trattenimento della caparra confirmatoria. Tali condizioni erano state espressamente accettate da Euro Tecnica e Sviluppo». La vendita, mai passata dal notaio, è stata alla fine stralciata.
Non solo, oggi alla luce di migliori condizioni economico finanziarie, il Comune ha tolto Villa Mimosa dall’elenco dei beni da alienare. Il sindaco Luca Frigerio ha spiegato che «sanati i conti ci sono i termini per valorizzare il nostro patrimonio senza svenderlo». All’orizzonte per la villa dei partigiani si immagina un futuro culturale e ricettivo. Non è comunque impossibile che il ricorrente decida di fare appello e opporsi alla prima sentenza decisa dai giudici della seconda sezione civile del tribunale.
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