La notte revival del Charlie: sul cubo per beneficenza
I clienti degli anni Ottanta e Novanta di nuovo in pista per fare del bene. Il ricavato a favore di “Scintille tra le mani”. Sono arrivate ottocento persone
Una volta all’anno l’ex Charlie torna a vivere. Lo fa per beneficenza: oggi la discoteca di via sant’Abbondio si chiama “Aura”, ennesimo nome per cercare di tornare (ora in mano a gente che ha saputo avere successo nell’entertainment) a nuova vita in un’era geologica in cui le discoteche sono un po’ roba retrò.
Ma una volta era il Charlie (che poi sarebbe stato Cfc e Mascara; ma anche, dio mio, una sala bingo). Luogo cult per generazioni di ragazzi, dai 15 ai 30 e passa anni. Quindici? Già, perché c’era la discoteca della domenica pomeriggio, quella per gli studenti. Sino al fine settimana cadenzato dai target diversi, il giovedì per i più grandi, il venerdì e il sabato per i più giovani. “Vai al Charlie?” era la domanda che correva lungo la settimana, tra i banchi di scuola, i ritrovi nei bar, al telefono con gli amici. Così che trent’anni dopo c’è qualcuno a cui è venuto in mente che una reunion di nostalgici del cubo, una volta all’anno potesse essere una maniera per fare del bene. Venerdì sera il ricavato è andato a “Scintille tra le mani” promosso dall’ “Associazione insieme per Jacopo” che offre sostegno gratuito psicologico a ragazzi e giovani adulti (11-34 anni) che si trovano in un momento di difficoltà.
Iniziativa del Baloss del ’71 con le classi dal ’69 al ’73 alla stecca di Como. Charlie Mania, il nome della reunion che come ogni anno ha attirato (circa) 800 “reduci” di quelle notti. Che che (non) si riconosceva allegramente. Una macchina del tempo. Allegra, per lo spirito. Perché anche se magari consapevoli di non potersi più permettere abbigliamenti slim aggressivi o intriganti (qualcuno ci ha provato lo stesso), si sono spesi in balli sfrenati come e più di allora. Anche se il commento più gettonato era: «Domani non mi alzo più da letto».
Almeno rispetto a trent’anni prima, ai possessori del biglietto di ingresso, è stata risparmiato il “tu si, tu no”. L’orribile selezione all’ingresso di tenebrosi butta fuori che decidevano se farti entrare, a seconda dell’abbigliamento che indossavi. Con diseguaglianze pazzesche.
Sino alle 24 entravi se presentavi una mise che potesse in qualche modo aumentare il fashion del locale, dalle 2 dentro tutti. Ma c’era chi si arrendeva e passava la sera a chiacchierare con il buttafuori, sperando di farselo amico per l’occasione successiva.
Era il periodo in cui i single ci andavano per “cuccare la sfitti”, da glossario dell’epoca. Assieme al Lido di Cadenabbia, l’Orly a San Fedele, il Diva, il 2001, il Caramel a Lipomo e il Papillon a Cantù erano le capitali discotecare del territorio, ma il fatto che il Charlie fosse in centro città, e che i comaschi potessero andarci a piedi, rappresentava una chance mica da ridere. A mettere la musica, come allora, c’erano Dj Tote e dj Marco Cecchini, loro sì uguali ad allora, per nulla invecchiati. Del resto, si sa, la consolle ringiovanisce…
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