A Como ci sono 700 auto ogni mille abitanti: seconda città in Lombardia
L’analisi Sul territorio provinciale 418mila veicoli. In tutta Italia calano gli autoriparatori artigiani. Comasco in controtendenza: dato stabile in dieci anni
L’Italia è il paese europeo con la maggiore densità di autovetture: sono 701 ogni mille abitanti. E il numero totale continua a crescere, con un incremento del 10% circa negli ultimi dieci anni, fino ad arrivare a quota 41,3 milioni. Il dato emerge da un’analisi condotta dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, che prende in esame il numero di veicoli e di autoriparatori sul territorio nazionale.
Densità
Per quanto riguarda questo aspetto, la provincia di Como è in linea con il dato nazionale, con 700 auto ogni mille abitanti, per un totale di 418mila veicoli.
Numeri che pongono il Comasco al secondo posto in Lombardia per densità di autovetture. La nostra provincia infatti è preceduta solo da Mantova, dove si contano 707 autoveicoli ogni mille abitanti. Tutti gli altri territori provinciali lombardi presentano una densità inferiore: 673 a Lecco, 679 a Sondrio, 692 a Varese, 670 a Monza e Brianza e addirittura 571 a Milano.
Guardando al territorio nazionale, il record spetta alla provincia di Firenze con 877 vetture per mille abitanti. Seguono Isernia con 850, Catania con 811, Frosinone con 801 e Reggio Emilia con 793. Le realtà dove il tasso di motorizzazione è più basso le scorgiamo a Trieste con 579, a Milano e a Genova con 511.
Nonostante l’incremento costante del numero dei veicoli - evidenzia la Cgia -, calano a livello nazionale gli autoriparatori, in particolare gli artigiani indipendenti.
Nel 2024, infatti, le attività erano poco più di 75.200. Dieci anni prima erano 83.700. In pratica ne sono “scomparse” circa 8.400, con un calo del 10%.
Le motivazioni di questa contrazione, sottolinea l’ufficio studi dell’associazione artigiana veneta, risiedono «in una combinazione di fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore dell’auto. Non si tratta solo di una crisi temporanea, ma di una trasformazione strutturale che rende sempre più difficile mantenere aperta un’autofficina tradizionale. Prima di tutto - prosegue la Cgia -, i costi di gestione sono aumentati molto: affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono investimenti continui. Molte piccole attività artigianali a conduzione familiare, che per decenni hanno rappresentato l’ossatura del comparto, faticano a sostenere queste spese con margini di guadagno sempre più ridotti».
Complessità
Un secondo fattore decisivo è la crescente complessità tecnologica delle auto moderne: «Non basta più l’esperienza meccanica tradizionale - sottolinea ancora l’ufficio studi mestrino -: servono competenze informatiche e aggiornamenti costanti; per molte officine investire decine di migliaia di euro in attrezzature e corsi non è sostenibile, quindi scelgono di chiudere».
C’è poi naturalmente un problema di natura generazionale, nel senso che i giovani mostrano poco interesse verso mestieri manuali e artigianali.
E infine non va dimenticata la concorrenza delle grandi reti e delle concessionarie ufficiali, che spesso offrono - al momento della vendita - pacchetti di manutenzione e garanzie estese.
In questo quadro, che certamente riguarda anche il nostro territorio, va tuttavia sottolineato come a Como il numero di autoriparatori sia rimasto stabile negli ultimi dieci anni: sono 820. Nelle altre province della Lombardia, l’ultimo decennio ha portato ad un calo significativo di artigiani riparatori di auto: -14,8% a Mantova, , -13,4% a Cremona, -11,5% a Milano, -10,7% a Sondrio, -9,7% a Pavia, -7,1% a Bergamo, -6,1% a Lecco.
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