Sempre più addii senza il funerale, per i sacerdoti comaschi «segnale brutto»

L’ultimo saluto Questioni economiche ma pure scelte esistenziali: «Rarefazione dell’umanità». Dalle agenzie di pompe funebri cittadine la conferma: «Notiamo un crescente disinteresse»

Dire addio al mondo senza nemmeno una preghiera o un saluto. Secondo le agenzie di pompe funebri e i parroci, nel Comasco aumentano le famiglie che preferiscono non celebrare i funerali.

Ci sono alla base ragioni di grave indigenza, di impossibilità economica, ma a volte è anche lo stesso defunto ad aver chiesto esplicitamente di non celebrare funerali o rituali pubblici. Non è una questione di fede, esiste infatti la possibilità di organizzare dei funerali laici. Più spesso sono i familiari stretti che alzano le spalle e preferiscono dirigersi direttamente al cimitero o al forno crematorio.

«Non abbiamo dati, è un fenomeno difficile da quantificare – spiega dalla Diocesi monsignor Angelo Riva, teologo morale – ma è un fatto che purtroppo non mi stupisce e che è connesso alla secolarizzazione. Può esserci un fattore economico per le fasce più in difficoltà, ma credo in realtà che sia cambiata la percezione della vita. È un brutto segno. Trovarsi insieme, ricordare la persona, simbolizzare il distacco, sono tutti passi importanti per la comunità. Eliminare questi momenti a prescindere dal credo è una rarefazione dell’umanità».

Indigenti ma non solo

Quel che a volte i sacerdoti sentono ripetere sono parole come «tanto, ormai».

«Non ritengono utile il funerale – dice don Andrea Messaggi, parroco comasco e docente del Volta – Le cerimonie sono più sentite tra gli anziani, interessano meno la popolazione più giovane che ha meno legami. I riti sono molto partecipati se le morti sono violente, se c’è un episodio che colpisce, se il lutto riguarda dei bambini. Allora più che la comunità in chiesa si presenta la folla. Altrimenti andiamo verso una privatizzazione della morte».

L’indigenza assoluta è più rara, ma pure esiste. Il Comune si fa carico delle esequie soltanto di chi è seguito dai servizi sociali. Enti come la Caritas accompagnano nell’ultimo viaggio senzatetto e persone in difficoltà.

«Di recente ci capita spessissimo di imbatterci in storie molto tristi - racconta Diego Luisetti, titolare delle Onoranze funebri Lariane – Noi vediamo soprattutto il lato economico. Rispetto al passato in città notiamo più casi di persone che sono sole o i cui parenti non hanno i mezzi economici per organizzare un minimo funerale. Un tempo i Comuni erano più generosi. Ed è vero che le spese per i funerali sono molto aumentate».

Mancanza di umanità

Almeno 1.600 per un rito base, ma poi c’è il costo della cremazione, la spesa per le tombe o i colombari al cimitero. Non tutti possono permetterselo. «Ma non è solo una questione di soldi - dice Elisa Rampinini responsabile delle omonime onoranze funebri – e nemmeno tanto di fede religiosa. Notiamo un crescente disinteresse, una mancanza di umanità, di responsabilità per il valore della persona. C’è chi preferisce senza alcuna cerimonia andare direttamente al cimitero».

Nel messaggio dato alla città in occasione di Sant’Abbondio il cardinale Oscar Cantoni ha parlato delle «tante esperienze di solitudine che ammalano il nostro tempo». Salutare e ricordare i morti è un segno distintivo della nascita delle civiltà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA