(Foto di archivio)
Il caso Il Comune cambia le regole. Le sepolture dei defunti in città solo due giorni alla settimana
Lettura 2 min.Como
Se si abita in città, è meglio non morire di lunedì. Perchè prima del venerdì, di essere sepolti non se ne parla.
Marco De Agostini, che lavora nel settore delle onoranze funebri da qualche decennio, lo ha scoperto quasi per caso, mentre telefonava per organizzare una tumulazione. «Da circa un paio di settimane - racconta - il Comune di Como non effettua più le sepolture nei 9 cimiteri cittadini dal lunedì al sabato, ma solo il martedì e il venerdì. Ieri (lunedì ndr) siamo stati chiamati per un decesso e, siccome bisogna aspettare 24 ore, la sepoltura sarà venerdì».
Uno scenario che, allungando i tempi, mette le famiglie in ulteriore difficoltà: «Quando si conclude la cerimonia funebre, inizia l’elaborazione del lutto. Lei si immagini il disagio dei familiari di un defunto, che devono aspettare più giorni». Certo, nulla vieta di celebrare il funerale in un giorno diverso da quello della sepoltura, ma ciò vuol dire pagare di più, perchè il personale del’impresa funebre esce due volte: «Andiamo in chiesa, c’è la cerimonia, ma poi bisogna portare il feretro in camera mortuaria. Il primo giorno utile per la sepoltura, il nostro personale ritorna al cimitero con la famiglia e il sacerdote per affidare il feretro agli addetti del cimitero». Una doppia uscita che fa aumentare i costi ai familiari del defunto.
Ed è qui che, secondo De Agostini, subentra un altro aspetto, ben più sottile, legato all’immaginario che circonda il settore delle onoranze funebri in generale: «Se vado dalla famiglia a dirgli che dobbiamo fare un doppio trasporto in due giorni diversi e che a loro costerà di più, possono pensare che sia un escamotage per guadagnare di più. Purtroppo nel settore c’è chi opera in modo disonesto. Invece è una scelta del Comune e voglio poter dimostrare ai miei clienti che quel costo aumentato ha un motivo».
De Agostini riferisce di essersi confrontato con i colleghi delle altre agenzie e che «noi non abbiamo avuto nessun documento che comunicasse la riduzione dei giorni. Ma la pubblica amministrazione deve comunicare per iscritto, anche per spiegarlo al cittadino. Non si fanno i conti senza l’oste, e l’oste siamo noi che conosciamo bene come funzionano queste procedure». La norma prevede che «l’impresa funebre, arrivata al cancello del cimitero, consegni il feretro ai quattro addetti comunali, che però ora non sono più direttamente gestiti dal Comune ma c’è stato un appalto ad una azienda esterna». Risulta quindi che gli attuali addetti siano operativi due giorni a settimana: il martedì e il venerdì appunto. «Se è una questione di costi si potrebbe far leva sui diritti di tumulazione, che ogni Comune può far pagare a chi richiede una concessione. Una famiglia che chiede il servizio, paga, ma lo ha tutti i giorni». Per quanto il lavoro delle onoranze funebri richieda come altri un certo distacco emotivo, chi opera nel settore rimane comunque una persona: «Mi spiace vedere le facce dei clienti, che già in quel momento sono in difficoltà, e davanti alla mia spiegazione mi dicono “Ma davvero?”. Non possiamo creare disagio a chi due ore prima ha perso il figlio o il papà. È disonesto».
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