Accoltellamento in piazza Volta, il movente resta un mistero
Como
Viveva da un mese e mezzo tra Milano, dove lavorava in un cantiere edile posando piastrelle, e Sesto San Giovanni, dove è stato fermato alla fermata della Metropolitana diretta verso il centro. Verosimilmente, era ospite di connazionali in qualche appartamento non meglio identificato. Di certo, era in fuga da Como – dove viveva in zona Caserme – dalla notte dell’accoltellamento avvenuto in piazza Volta in cui aveva ferito gravemente in ragazzo tunisino di 19 anni.
Emergono nuovi dettagli sull’arresto di Elsayed Ahmed Mohamed Rabie, l’egiziano di 22 anni colpito da una misura di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio dopo l’accoltellamento che era avvenuto all’una e mezza della mattina del 7 giugno scorso nella piazza che è anche il cuore della movida di Como.
Il giovane verrà interrogato domani mattina dal giudice delle indagini preliminari che ne ha firmato la misura restrittiva accogliendo quelle che erano state le richieste del pubblico ministero Giuseppe Rose. Al centro dell’attenzione c’è ora il movente dell’accaduto che non è affatto chiaro. Pare però che i due, aggressore e vittima, quantomeno si conoscessero. Questo lascia intendere anche la ripresa dalle telecamere i sicurezza puntate tra piazza Volta e via Rubini, dove c’è il parcheggio delle moto.
I due ragazzi sono immortalati mentre si avvicinano, si scambiano qualche parola con anche la presenza di un amico del tunisino, poi si allontanano solo un attimo e partono le coltellate. Una scena durata una quarantina di secondi, non di più. Nessuna lite in quel momento, insomma, ma forse qualche problema precedente su cui ora i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Como cercheranno di fare luce, sempre che maggiori dettagli non voglia fornirli proprio il ragazzo arrestato nell’interrogatorio in calendario domani nel carcere del Bassone dove il ventiduenne si trova da qualche giorno.
Tra l’altro, stando a quanto è stato possibile ricostruire, Mohamed Rabie non era noto agli uffici per fatti riguardanti Como fino alla serata del 7 giugno, giunto in città probabilmente da un paio di mesi, dall’aprile del 2026. Il ferito invece, Yasine Aouissaoui, era già conosciuto per essere stato arrestato a fine aprile dalla polizia, quando una volante che transitava da via Cadorna l’aveva notato mentre cercava di guardare all’interno dei palazzi della strada. Gli agenti avevano accostato per controllarlo e il diciannovenne si era liberato di un modico quantitativo di droga opponendo poi resistenza.
Il suo nome era poi tornato d’attualità proprio per i fatti di piazza Volta, colpito dall’egiziano con due fendenti all’addome che ne avevano messo a rischio la vita, salvato solo dall’arrivo immediato dei carabinieri del Nucleo Radiomobile (che gli avevano applicato una fascia antiemorragica) e poi da quello altrettanto veloce dei medici del 118. Il ferito avrebbe già anche riconosciuto da una foto il proprio aggressore, altro elemento finito nelle carte di questa indagine.
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