Allagamento del residence in Borgovico. Condannati il costruttore e il Comune

Zona Villa Olmo. Il Tribunale delle acque accoglie il ricorso dei condomini per i danni del 2021. Palazzo Cernezzi responsabile per la mancata pulizia dell’alveo della Roggia Torchio

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I danni dell’alluvione del luglio 2021 prima e di quella del settembre dell’anno successivo poi, quando la nuovissima e gettonatissima “Residenza Villa Olmo” fu letteralmente invasa da fango e acqua, furono colpa della società costruttrice e, in parte, del Comune di Como. La prima per aver costruito un’opera, dal punto di vista idraulico, insufficiente, sapeva che lo era, e per tre anni non l’ha sistemata. Il secondo per aver trascurato la pulizia del torrente che, in seguito alle forti piogge era tracimato causando la cascata di fango.

I giudici del Tribunale delle acque hanno condannato la Gbh Spa, la holding del gruppo Limonta che si è occupata dei lavori per la realizzazione della “Residenza Villa Olmo” (e più in generale del recupero dell’ex Subalpina di via Borgovico) e il Comune di Como a risarcire i condomini del civico 241 al termine di una lunga causa avviata nel 2022.

I condomini hanno fatto ricorso su quattro punti essenzialmente. Il primo riguardava l’esecuzione di tutti gli interventi necessari a mettere in sicurezza il compendio e l’opera idraulica, emendando ogni difformità, vizio o criticità riscontrati. In subordine, il controvalore economico di tali opere. Su questo punto i giudici hanno riconosciuto un danno pari a 330mila euro, a carico della società che ha eseguito i lavori, per consentire ai condomini di intervenire per far fronte alle “pecche” evidenziate dal perito del Tribunale stesso.

Il secondo: danni materiali diretti e pagamento delle spese sostenute e da sostenere. Dal capitolato di prova emergono pavimenti, mobilio, infissi allagati e da sostituire un pianoforte danneggiato, elettrodomestici e accessori spese condominiali straordinarie sostenute da singoli condomini per lavori di ripristino, motoveicoli e autovetture parcheggiati nei box sommersi da acqua e fango, spese di pulizia e sistemazione post-alluvione. Su questo fronte i giudici hanno condannato i costruttori e il Comune (in proporzione: 70% i primi, 30% il secondo) a pagare 90mila euro. Respinte, invece, le richieste sul danno da perdita di valore degli immobili e danno non patrimoniale. Palazzo Cernezzi, inoltre, dovrà provvedere alla pulizia periodica dell’alveo ogni quattro mesi.

Secondo il consulente del Tribunale, «la causa principale delle tracimazioni era da individuarsi nel totale o quasi totale blocco del canale di scarico a valle della vasca. Il materiale solido depositato aveva ridotto drasticamente il volume di raccolta della vasca di laminazione e il materiale flottante aveva realizzato una diga naturale contro la griglia di trattenuta, provocando il rapido riempimento della vasca e portando quindi alla sua tracimazione».

I giudici hanno respinto l’eccezione sull’eccezionalità dell’evento, tale da escludere ogni responsabilità per i danni: «Alla luce dei recenti cambiamenti climatici il cui verificarsi è fatto notorio - si legge nella sentenza - è prevedibile la verificazione continuativa di eventi atmosferici particolarmente intensi, sicché il rilievo difensivo sollevato in merito all’accadimento con cadenza ultradecennale, non coglie nel segno».

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