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Lavoro Su cinque famiglie che ieri hanno inviato la richiesta soltanto una potrà sperare in una risposta positiva
Como
Sono pochissime le speranze sul click day per le badanti. Le risposte, forse, arrivano dopo un anno.
Ieri mattina alle 9, computer in mano, le famiglie che già avevano pre compilato a dicembre la domanda hanno inviato la richiesta per regolarizzare un lavoratore da uno dei Paesi esteri interessati dai flussi, vale l’ordine cronologico. Peccato che stante i posti a disposizione circa un su cinque ha la possibilità di ottenere una risposta positiva. Oltre a questa quota seguirà una finestra dedicata all’assistenza per i soli over 80 in condizioni fragili.
«Spedita la richiesta ci vogliono fino a 48 ore per sapere se è andata a buon fine - commenta Tiziana Mariotti, presidente provinciale di Adlc, l’associazione dei datori di lavori dei collaboratori domestici – ma affinché la pratica vada realmente in porto, speranza affatto scontata, ci vuole almeno un anno. L’iter procedurale è lungo, passa dal ministero dell’Interno, dall’ispettorato del lavoro, occorre chiamare da un Paese lontano un lavoratore affinché venga qui con le carte in regola. Seguite le stesse richieste all’inizio del 2025 le ultime che ho seguito che hanno ottenuto un benestare stanno per arrivare adesso. Dunque è chiaro che questo canale non è utile ad famiglia che ha bisogno di un aiuto a casa per gestire un proprio anziano caro. È una trafila impegnativa, lunga». Che di fatto serve a sanare posizioni non emerse, come le persone che sono già qui non in regola, oppure a chiamare parenti e conoscenti di operatori per favorire i ricongiungimenti.
Nel Comasco le badanti che aiutano a casa i nostri anziani sono 3.762, almeno quelle che hanno un regolare contratto. Gli over 70 che soffrono di una malattia cronica invece sono secondo l’Ats 87mila, di questi gli anziani con un quadro considerato molto grave sono 6.381. Dai numeri emerge chiaro il bisogno di operatori domestici che interessa il nostro territorio.
Nel settore delle badanti, stimano le associazioni di categoria, il 48% delle operatrici, lavora in nero. «L’età media di queste donne è molto cresciuta, siamo attorno ai 60 anni – dice Mariotti –. Le badanti delle Filippine sono a loro volta anziane e si sono integrate, quelle dell’est Europa, se già non sono tornate a casa, hanno avuto figli che hanno studiato e ambiscono a fare altri mestieri. Detto che gli italiani, a meno che non facciano i caregiver, non riescono a gestire da soli a casa anziani anche gravi».
«I flussi fanno entrare in regola pochi lavoratori, quando la domanda è molto, ma molto maggiore - spiega Rosangela Pifferi per Anteas Cisl Como – e nessuno a casa mette al lavori accanto a genitori e nonni persone mai viste prima chiamate a distanza dall’altra parte del mondo. Non prendiamoci in giro. Queste sono regolarizzazioni di posizioni non emerse, tanto lunghe e complicate che è inutile dare false speranze alle famiglie richiedenti. Tolte le badanti ho provato a seguire domande per lavoratori d’azienda tramite decreto flussi che sono arrivati così tanto tempo dopo che l’impresa, ormai, era fallita».
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