«Altri sei anni e traghetterò Como nel futuro»: domani su La Provincia l’intervista a tutto campo al sindaco Rapinese

Il primo cittadino: «Ho restituito dignità a questo Comune. Prima di Rapinese, al mattino veniva fatta un’affermazione e alla sera veniva contraddetta. Il mio sfidante nel 2027? Non mi interessa chi sarà, provo già pena per lui. Posso dare un consiglio ai partiti? Non presentatevi, fate una figura migliore»

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Como

“Altri sei anni e traghetterò Como nel futuro”. Questo è il titolo dell’intervista esclusiva rilasciata al nostro quotidiano dal sindaco di Como, Alessandro Rapinese. L’intervista integrale potrà essere letta domani su La Provincia (edizione cartacea e digitale). Di seguito vi proponiamo un breve estratto.

Sindaco Rapinese, quattro anni non sono pochi: è iniziata la parte conclusiva del suo mandato. Può fare un suo personale bilancio?

«Potrei citare numerosi risultati ottenuti ma c’è un fatto che riassume tutto il lavoro di questi anni, anche quello che non si vede: abbiamo restituito dignità a questo Comune. Prima di Rapinese, al mattino veniva fatta un’affermazione e alla sera veniva contraddetta. La classe dirigente era incoerente e inaffidabile, guidata dalle perverse logiche dei partiti. Dopo Rapinese, nessuno scherza più con il Comune di Como. Aver recuperato credibilità è quindi un grande successo e le prove sono oggettive: i partenariati attivati con i privati, ad esempio per la Ticosa, per Muggiò e per il punto unico di cottura, evidenziano proprio questo. Nessuno è disposto a mettere i propri soldi se l’interlocutore non dimostra affidabilità».

Cosa è cambiato rispetto a prima?

«Non è cambiato nulla se non il sindaco. I dipendenti sono sempre gli stessi. Ora c’è un governo stabile e con le idee chiare. Le scelte possono non piacere, questo è legittimo, ma sono ben definite. Prima la città è rimasta ferma per trent’anni. Palazzo Cernezzi era un campo minato e sembrava una tavola da backgammon: tante punte isolate tra loro. C’era inoltre opacità nella gestione della macchina: basta pensare che ogni dirigente disponeva di una propria Pec personale. E spesso i dirigenti erano come ciondoli attaccati ai portachiavi nelle tasche di qualcun altro. Ora invece c’è grande trasparenza in tutte le dinamiche: le comunicazioni ufficiali arrivano ad un unico filtro, non c’è posto per la discrezionalità. Adesso la macchina funziona molto bene e i dirigenti sono passati da diciassette a sette. Tra poco ne assumeremo uno ai servizi sociali, ma sicuramente prima c’erano figure dirigenziali in esubero».

Tra poco più di un anno ci saranno le elezioni. Lei ha idea di chi la sfiderà?

«Non mi interessa proprio. Provo già pena per lui o lei. Saranno dei poveracci coloro che dovranno interfacciarsi con coalizioni composte da quei partiti lì. Un’amministrazione funziona solo se si capisce chi comanda. I candidati di centrodestra e di centrosinistra saranno scelti a Roma o a Milano e quindi ci sarà un utile idiota che, qualora anche fosse eletto, non potrà decidere nulla. Del resto abbiamo già visto tutto questo con coloro che mi hanno preceduto. Posso dare un consiglio ai partiti? Non presentatevi, fate una figura migliore».

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