Asilo di via Rezia, raccolte 1350 firme contro la chiusura

Il caso Mobilitazione dei genitori per salvare la scuola. Venuti: «Disposti a promuovere una raccolta fondi e adeguare la retta, ma per ora nessuna trattativa»

La mobilitazione dei genitori (e non solo) per salvare l’asilo nido e la scuola materna San Bartolomeo di via Rezia non si ferma nonostante dai vertici delle suore della Congregazione delle Suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli non arrivino spiragli positivi.

Mamme e papà, oltre al quartiere, non si arrendono e, in una settimana esatta, la petizione online (è attiva su change.org.) ha superato le 1.350 firme raccolte per cercare di evitare (almeno per ora) la chiusura.

La petizione

«La petizione sta andando avanti – racconta la promotrice Laura Maria Venuti – e speriamo di incrementare ancora le adesioni. Abbiamo mandato alcune mail alla suora visitatrice e non posso nascondere che non abbiamo trovato grande riscontro. Abbiamo chiesto un colloquio, anche in videochiamata, ma per ora la nostra richiesta non è stata accolta. Come genitori siamo disposti a promuovere una raccolta fondi ad hoc e ad adeguare verso l’alto le rette oltre a mettere in campo tutte le iniziative necessarie pur di tenere aperta la struttura, ma stiamo riscontrando una chiusura totale a qualsiasi tipo di trattativa». La richiesta di questo gruppo di genitori è chiara: rinviare la chiusura di dodici mesi in modo da poter verificare, sul campo, la possibilità di migliorare il bilancio. Del resto la storia della struttura di via Rezia è lunga ben 152 anni poiché l’apertura risale addirittura al 1874 da parte di Giovanni Battista Scalabrini che affidò l’asilo accanto alla chiesa alla sorella. Dal 1915 alla guida c’è la Congregazione delle Suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che ha comunicato alle famiglie (oggi ci sono circa 25 piccoli al nido e una quarantina alla scuola dell’infanzia) la chiusura dei servizi lo scorso 8 gennaio parlando, sostanzialmente, di due motivazioni. Poche vocazioni da una parte e, quindi, sempre meno ricambio generazionale tra le suore e, dall’altra, un bilancio in rosso ormai da anni. E se i posti al nido sono praticamente tutti occupati, alla scuola dell’infanzia ce ne sono ancora una ventina liberi.

Le idee

«Se non possono proprio fare a meno della chiusura – prosegue Venuti – provino a rinviarla di dodici mesi in modo da consentirci di mettere in pratica le idee che abbiamo e, quindi, di fare poi altre valutazioni. Tra l’altro la comunicazione della decisione di chiudere è stata data l’8 gennaio, a ridosso delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico e, quindi, per i genitori è un grosso problema. Io personalmente avevo iscritto mio figlio a marzo in via Rezia, ma a settembre dovrei portarlo in un altro nido vista la chiusura e non potendo chiedere giorni di ferie per fare un doppio inserimento nel giro di sei mesi lo affiderò alla nonna fino a settembre, perdendo dei soldi. Chi non ha la possibilità dei nonni deve fare due inserimenti oppure cambiare subito con tanti disagi. Mi vergogno a dirlo ma ho dovuto bloccare da settembre il posto in un altro nido senza nemmeno averlo visitato, l’ho fatto solo dopo aver pagato l’iscrizione». Se è vero che i genitori stanno cercando alternative, non arretrano però sul giocarsi il tutto per tutto per via Rezia. «La petizione rimane attiva – aggiunge la mamma - e stiamo insistendo in tutti i modi, anche tramite il parroco, per avere un colloquio. Noi siamo disponibili a fare quello che serve per salvare la scuola. Con il mio primo figlio mi sono trovata benissimo e quando ha saputo che il suo asilo avrebbe chiuso si è messo a piangere. Se tenessero aperto personalmente butterei i 200 euro che ho pagato per rimandare il piccolo a San Bartolomeo. Come me anche altre mamme, non si è neanche concluso un percorso formativo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA