«Bloccato dalla sclerosi, ma Asst non mi fornisce il letto giusto». Intervengono i giudici: ai disabili vanno garantiti ausili sanitari specifici

La storia Il Consiglio di Stato condanna il ministero: deve fornire dispositivi “su misura”. Il comasco Gavino Puggioni: «Non posso più alzarmi, ma Ats non mi dà quanto richiesto»

«Il letto fornito dall’Asst in cui sono costretto a passare le mie giornate, è una gabbia per canarini». Gavino Puggioni ha l’eloquio pungente e sagace di chi ha coltivato una vita tra letture, studi e scrittura. E la pacatezza di chi non conosce il significato del verbo “arrendersi”, e tantomeno il “piangersi addosso”. Malato di sclerosi multipla 53 anni fa, da qualche tempo trascorre le sue giornate a letto. In un letto inadeguato per consentirgli una vita decente, non secondo l’Asst che al signor Puggioni scrive: i presidi che doveva avere li ha già avuti e sono presidi costosi. Ora, però, una sentenza del Consiglio di Stato chiarisce che i disabili gravi hanno diritto a ricevere i giusti dispositivi in base alle proprie esigenze.

La storia

«Ho sempre lavorato - spiega Gavino Puggioni - poi sono andato in pensione. Ma non sono mai rimasto fermo: interessato alla storia, ho fatto ricerche, ho pubblicato un libro, poi ho dovuto lasciare il mio impegno all’istituto storico di Como perché ho avuto difficoltà a deambulare. Negli anni sono finito dal deambulatore alla carrozzina, dalla carrozzina al letto». E in quel letto si svolge tutta la sua vita: «Per fortuna la mobilità delle braccia è ancora ottima. Sono ipovedente e ho tutta la strumentazione per poter leggere e per poter dettare ciò che voglio scrivere, ma devo sempre chiedere a qualcuno di intervenire: toglimi l’ingranditore, mettimi il computer. E poi vivo con il telefono». Un letto fornito da Asst, ma che «impedisce che le persone che mi aiutano mi possano accudire, ed è fortemente limitante anche per la fisioterapia. Più volte ho chiesto un letto adeguato, come quello che hanno in ospedale nei reparti. Non chiedo di andare su marte, con quel letto, ma di vivere meglio io e chi mi accudisce»

La sentenza

L’Associazione Coscioni, anni fa, aveva fatto ricorso al Tar «per rimuovere immediatamente ogni ostacolo che impedisce a chi ne ha bisogno di ricevere i giusti e idonei dispositivi». Il governo Meloni aveva impugnato la sentenza che aveva dato ragione alla class action dell’associazione e di alcuni disabili, e così anche il Consiglio di Stato ha condannato il governo a «tenere conto dei diritti fondamentali e irriducibili della persona, quali la salute e la dignità umana». E per questo è indispensabile «verificare se le specifiche esigenze degli assistiti con disabilità grave e complessa siano adeguatamente soddisfatte attraverso le modalità di erogazione dei dispositivi protesici all’uopo predisposte e, in caso contrario, attuare interventi correttivi».

Peraltro gli stessi giudici hanno non mancano di tirare le orecchie alla sanità pubblica, laddove precisa come «i compiti istruttori sono rimasti inattuati» a casa «di inerzie perpetrate dai soggetti istituzionali».

«Nei giorni scorsi - racconta ancora Gavino Puggioni - hanno parlato del problema dei dispositivi per i disabili alla radio Rai e ho chiamato per raccontare la mia storia. Mi hanno contattato decine di persone nelle medesime condizioni. Siamo in tantissimi. Ho 76 anni, non ho ancora molti anni da vivere. Chiesto soltanto di poterlo fare nel miglior modo possibile». Anche potendo ottenere quei presidi medici che non sono un regalo - come spesso taluni burocrati vogliono far credere - ma (lo hanno ribadito i giudici del Consiglio di Stato) un «diritto fondamentale e irriducibile della persona».

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