Broletto negato per le foto d’autore: «Due anni per la mostra, un incubo»
Il caso Paolo Solari Bozzi e Marina Aliverti denunciano i ritardi accusati dall’esposizione. «Tutto definito, poi all’ultimo l’annullamento deciso dal Comune per fare spazio a Turner»
Lettura 2 min.Due anni per riuscire (forse) ad esporre al Broletto una mostra di foto in bianco e nero di grande formato scattate durante quattro spedizioni in Groenlandia nell’ambito di un progetto che coinvolgeva anche il Teatro Sociale. È la storia di Paolo Solari Bozzi, avvocato romano grande appassionato di viaggi e fotografo che con la compagna di viaggio e partner, la comasca Marina Aliverti, da tempo organizza mostre ed esposizioni dei suoi lavori in terre lontane, che si è trasformata in tanta delusione.
«Tutto è iniziato nel febbraio 2025 quando Barbara Minghetti (responsabile dei progetti del Teatro Sociale, ndr.) aveva proposto all’assessore alla Cultura del Comune, Enrico Colombo, la possibilità di includere la mia mostra di foto sulla Groenlandia “Luce e Silenzio” curata dall’associazione svizzera “Artico. Ultima Frontiera” da me presieduta tra le iniziative legate al cambiamento climatico tra cui l’opera teatrale “Piccolo Orso”. L’assessore ne fu contento e diede la disponibilità verbale a cui seguì, proprio su sua indicazione, una mia Pec del 27 maggio con la proposta ufficiale». E prosegue: «Il 5 giugno 2025 ho ricevuto, sempre tramite Pec, l’accettazione del progetto da parte dell’assessore che, generosamente, allungava il periodo della mostra dal 27 aprile al 24 maggio dando mandato di contattare poi l’ufficio. Si tratta di un accordo valido a tutti gli effetti e infatti il Teatro Sociale ha inserito l’evento nella sua programmazione annuale in modo da poter creare sinergia».
Le cose però non sono state in discesa. «Ne è seguita – prosegue il racconto - una lunga, estenuante serie di richieste da parte mia mediante tutti i moderni mezzi di comunicazione ad oggi conosciuti, telefono, email, WhatsApp, per stabilire il contatto voluto dall’assessore. Tutte rimaste inspiegabilmente senza risposta, in un fastidioso gioco al rimpallo che non avrei ritenuto possibile in una città come Como. Confidando tra l’altro di avere a che fare con un’istituzione seria che avrebbe tenuto fede agli impegni presi ho organizzato la mia agenda 2026 attorno alla mostra e altri due eventi (uno alla facoltà di Giurisprudenza all’Insubria), che ho poi dovuto annullare. A dicembre 2025 ho infatti ricevuto, dal nulla, una lettera dal Comune che mi comunicava che lo spazio al Broletto non era disponibile poiché ci sarebbe stato Turner. È chiaro che io non sono Turner che, fra l’altro, non mi sembra abbia ottenuto grande successo viste le ultime polemiche, ma per un’associazione che vuole organizzare qualcosa a Como è tutto complicatissimo. Si sono fatti vivi dopo mesi per annullare lo spazio e senza neppure proporre un’alternativa né di date né di luogo».
Marina Aliverti aggiunge: «Da parte nostra voleva essere un regalo alla città, era tutto a nostro carico, ma si è trasformato in un incubo». E adesso? Forse si è aperto uno spiraglio. «Negli ultimi giorni – prosegue Solari Bozzi - mi hanno richiamato dal Comune, dopo che li ho contattati nuovamente, e mi hanno detto che potremo fare la mostra l’anno prossimo. Il Teatro rimetterà in calendario l’opera “Piccolo Orso” e speriamo, questa volta, di farcela. E, lo dico sottovoce, mi aspetterei che, per rimediare alla figuraccia, ci dessero magari un piccolo contributo. Ripeto, non sono Turner, ma parliamo di 41 foto frutto di quattro escursioni in Groenlandia da me stampate una per una in camera oscura e che da un anno sono esposte a St. Moritz. Mi auguro che Como cambi modalità nell’ambito culturale poiché oggi viene solo dopo città come Roma, Venezia e Firenze. E fare qualcosa di bello non può diventare una corsa ad ostacoli lunga due anni».
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