«Bruciamo Como», la minaccia dal web. E i violenti dicono: attenti agli ultras

Violenze Annunciati saccheggi in città per sabato . Allerta alta: la Digos indaga sulla serietà delle minacce

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«Dobbiamo bruciare Como!». Monta la violenza, ai margini delle manifestazioni degli studenti, in tutta Europa. E anche la nostra città rischia di essere travolta. Domenica sera, poco dopo i saccheggi e le devastazioni in molti negozi di Milano, un utente anonimo “protetto” da un numero telefonico statunitense ha aperto due gruppi whatsapp per lanciare una sorta di arruolamento social in vista di un blitz analogo a quello milanese in quel di Como.

Appuntamento sabato prossimo, alle ore 15, in piazza Vittoria. E, da lì, partenza per diversi obiettivi da attaccare in tutto il centro. Nel mirino negozi, grandi marche e grandi catene commerciali. Minacce che non vengono affatto sottovalutate dalle forze di polizia. La Digos, già da domenica, ha avviato una serie di accertamenti e indagini per comprendere chi c’è dietro a questa iniziativa. Mentre in città serpeggia, soprattutto tra i commercianti del centro, una certa preoccupazione. In tutto questo si innesta un ulteriore aspetto: sabato, alle 15, al Sinigaglia si gioca Como-Sassuolo. E nei loro messaggi alcuni degli aspiranti saccheggiatori fanno riferimento anche agli ultras lariani: temono che la frangia più fumantina della tifoseria azzurra possa, infatti, farsi trovare pronta di fronte al tentato assalto alla città.

Gruppi whatsapp e telegram

Per capire il motivo per cui queste minacce non sono ritenute uno scherzo di qualche buontempone, bisogna ritornare a quanto accaduto domenica a Milano. Perché proprio attraverso gruppi whatsapp e telegram nati spontaneamente e ad hoc i violenti hanno creato i presupposti per devastare il capoluogo lombardo. Ma anche le dinamiche comunicative di alcuni post sembrano pensate da chi sa come fornire indicazioni programmatiche ben precise.

Gli aspiranti violenti, però, hanno commesso un errore: per cercare più arruolati possibile, hanno finito per aprirsi anche a chi ha iniziato a far girare quelle chat. Consentendo, quindi, di scoprire con 6 giorni di anticipo del piano di saccheggio. Non è un caso che, ieri pomeriggio, uno dei gruppi fosse salito da 180 a oltre 400 membri, tra i quali anche molti contestatori.

Prima che le chat diventassero di dominio pubblico, però, molti messaggi hanno comprensibilmente alzato il livello di allarme. Tutto è cominciato attorno alle 21 di domenica. Quando l’amministratore del gruppo aveva annunciato la rimozione dei messaggi dopo dieci minuti, proprio per evitare il rischio di «infamotti», ovvero di persone che avrebbero potuto far uscire gli screenshot delle conversazioni. Un altro utente raccomandava: «Non presentatevi subito con il passamontagna». Ma la “divisa” da indossare è chiara per tutti: nero di ordinanza e, comunque, passamontagna al seguito. Quindi il riferimento alle violenze: mazze, bombe di carta, addirittura “lame”. «Raga, no scazzi. Como va distrutta insieme». Nella chat si parlava di obiettivi: negozi con l’insegna Rolex, Footlocker, Sephora, Armani.

Ultras

Nelle conversazioni è comparso poi il riferimento agli ultras. Qualcuno ha scritto: «Attenti perché picchiano e anche forte». Nella giornata di ieri si è parlato anche di un certo interesse proprio tra gli ultras lariani delle minacce rivolte contro la città: c’è il timore che qualcuno possa decidere di preferire il presidio del centro, in vista di uno scontro con gli antagonisti, piuttosto che la presenza in curva al Sinigaglia.

Infine, sempre nelle chat, sono emersi riferimenti anche a possibili attacchi alle scuole del centro con citazioni al Setificio, al Teresa Ciceri e al Volta. L’allerta è alta. Senza trasformare queste minacce in psicosi, si indaga per evitare la replica delle devastazioni milanesi.

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