Il sottosegretario meloniano Alessio Butti: «Impossibile riformare la giustizia in Italia»

Centrodestra Il politico comasco vicino alla premier attacca: «Magistratura intoccabile». E il forzista Giordano Molteni sottolinea il valore politico del voto

Como

La vittoria del No apre ora una fase di profonda riflessione politica, con il centrodestra che accusa le opposizioni di aver spostato il dibattito su temi estranei al merito tecnico della riforma.

«Il centrodestra ha una proposta unica sulla giustizia, mentre Sinistra e 5 Stelle non hanno una posizione comune»

Durissimo il commento di Alessio Butti (Fratelli d’Italia), sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, che non nasconde il disappunto per l’esito del voto. «Le decisioni degli italiani si rispettano sempre, anche quando non si condividono. Molto soddisfatto dell’affluenza al voto», premette Butti, sottolineando però la coerenza della coalizione. «Il centrodestra ha una proposta unica sulla giustizia, mentre Sinistra e 5 Stelle non hanno una posizione comune. Questo significa che il ruolo delle correnti della magistratura non cambierà mai. Per 30 anni i tentativi di riforma sono stati abortiti e oggi ne abbiamo la conferma».

«Noi aderenti al merito, loro no»

Secondo il sottosegretario, il fronte del No avrebbe evitato il confronto reale: «Noi siamo stati aderenti al merito, loro hanno parlato di tutt’altro». Per Butti, il voto sancisce l’ennesimo fallimento sistemico: «Significa che qualcosa rende impossibile riformare la giustizia in Italia. Si cambia la scuola, la sanità, il Parlamento, ma gli assetti della magistratura restano intoccabili». Il sottosegretario conclude con una stoccata polemica: «A Napoli una folla di magistrati ha brindato a champagne cantando ’Bella Ciao’. Questo dice tutto».

Il clima di delusione attraversa anche i territori. Giordano Molteni, capogruppo e segretario locale di Forza Italia, confessa di non aver quasi voluto considerare l’ipotesi della sconfitta. «Il partito ha preso una posizione decisa e io la condivido pienamente», spiega Molteni, evidenziando come il voto avesse un forte valore politico oltre che costituzionale.

Con questo stop referendario, la partita sulla separazione delle carriere e sul funzionamento del Csm sembra destinata a tornare in un binario morto, lasciando un Paese spaccato tra chi esulta per lo scampato pericolo e chi denuncia l’impossibilità di scalfire lo status quo giudiziario.

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