Ca’ d’Industria, aumenta la retta mensile. Fino a 77 euro in più: «Era necessario»

Case di riposo Bilancio da risanare. L’ultimo ritocco risaliva al 2020, nel pieno della pandemia. Il presidente: «Costretti a intervenire per la qualità dei servizi e per le spese del personale»

Ca’ d’Industria dopo cinque anni ritocca le rette, dai 62 ai 77,50 euro chiesti in più al mese alle famiglie.

L’ultimo balzello, per risanare i bilanci un tempo in grave crisi, era stato deliberato nel 2020, non senza qualche mal di pancia. Adesso la fondazione che gestisce le case di riposo cittadine ha la necessità di coprire i costi aumentati degli stipendi del personale, per circa 500mila euro. Dunque dal corrente mese di gennaio al giorno le rette aumentano di 2,5 euro a Le Camelie e di due euro nelle altre strutture di via Brambilla e via Varesina.

«Intervenire dopo tanti anni di blocco è necessario – spiega il presidente Mario Botta – per le spese a favore del personale, a garanzia del bilancio oltre che della qualità dei nostri servizi. Il ritocco comunque non copre nemmeno l’inflazione, l’aumento dei costi avrebbe imposto un rincaro delle rette fino a otto euro al giorno».

Le modifiche

Le tariffe al giorno in via Brambilla passano da 72 euro a 74 in stanza condivisa (2.232 euro al mese che diventano 2.294) e da 82 a 84 per il posto singolo (da 2.542 a 2.604 euro). In via Varesina la retta da 76 per la stanza condivisa sale a 78 (da 2.356 euro a 2.418), da 101 a 103 per la singola (da 3.131 a 3.193). Infine a Le Camelie si passa da 77,5 euro al giorno a 80 per la doppia (da 2.402,5 a 2.480) e da 122 a 124,5 per la singola (da 3.782 a 3.859,5). In percentuale non è un grande balzo, ma in termini assoluti sono cifre per le famiglie considerevoli per soggiorni lunghi.

Garantire i bilanci

Dal pre Covid nella nostra provincia nelle Rsa abbiamo registrato aumenti delle rette a carico delle famiglie fino al 30%, come quota massima, oltre il 10% come media in tutte le strutture. Dopo Milano e Monza siamo il territorio più costoso della Lombardia. Nel capoluogo l’incremento dal 2019 è stato più contenuto proprio grazie al blocco delle tariffe imposto dalla Ca’ d’Industria. Detto che anche le altre strutture erano intervenute con dei rincari pur avendo con costi complessivi più economici, dalle Giuseppine, alle Marcelline passando per il don Guanella.

Oggi la Ca’ d’Industria ha un tasso di saturazione pari al 99%, i posti sono tutti occupati. L’attesa media è complicata da calcolare, dipende dal singolo caso, dai letti che si liberano, dal periodo in cui si presenta la domanda d’ingresso, dal sesso e dal quadro clinico dell’ospite, difficile però entrare prima di due mesi. Dalle ultime rilevazioni comunicate all’Ats Insubria la lista d’attesa si attesta intorno alle 120 richieste. «Dobbiamo garantire i bilanci, risanati dopo la pandemia con fatica – aggiunge il direttore generale Marisa Bianchi – da tempo è complicato soprattutto reperire personale e non distanziarci troppo rispetto al pre Covid circa gli standard di qualità, il minutaggio di assistenza offerto agli ospiti, che è elevato e rappresenta uno dei nostri principali impegni». Intanto in via Bignanico si stanno concludendo i lavori di ristrutturazione dei rustici, nove nuovi mini alloggi per accogliere anziani non autosufficienti collegati alla vicina Rsa, un progetto finanziato anche grazie al Pnrr che deve essere avviato entro giugno insieme ai Comuni del territorio e ai servizi sociali. Non manca molto, i primi ospiti dovrebbero entrare tra marzo e aprile. Fondazione e enti pubblici stanno ultimando regolamenti e tariffe.

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