Ca’ d’Industria, il bilancio si consolida. Ma le rette per l’Alzheimer sono un caso

Assistenza Si moltiplicano le cause giudiziarie per il risarcimento dei servizi erogati. Intanto tra case smart e domotica si guarda al futuro; pronti i mini alloggi di via Bignanico

Ca’ d’Industria, si consolida il bilancio, ma la carenza di personale e le rette Alzheimer restano nervi scoperti.

I conti della fondazione che gestisce le residenze per anziani in città dopo anni di crisi risultano dall’ultimo bilancio rafforzati. Accolti nel 2025 135 ospiti la lista d’attesa in dodici mesi è passata da 99 a 104 domande per entrare nelle Rsa, più 50 richieste per il nucleo Alzheimer e 14 per il centro diurno fanno 168 utenti in coda. La domanda non manca: l’indice di saturazione ha raggiunto il 99,85% per i posti contrattualizzati.

Come detto però la Ca’ d’Industria ha diversi problemi aperti da affrontare.

Diversi problemi

«La cronica carenza del personale che è evidente in tutti i settori, ma in modo particolare che nel settore sanitario – si legge nella relazione - induce a studiare forme innovative di ricerca e gestione del personale». Bandi, bonus, alloggi temporanei, la ricerca di operatori è complessa. L’introduzione di assistenti generici non specializzati in supporto non basta. Il periodo delle ferie è il più difficile, sono in aumento le richieste per permessi e assenze. «In tale ambito si evidenzia che malgrado il contesto delineato, anche nell’anno 2025 sono stati mantenuti standard di personale maggiori rispetto a quanto previsto dalle norme Regionali». In via Brambilla 1.252 minuti di assistenza settimanale a ospite, 1.168 a Rebbio e 1.183 a Le Camelie, 901 i minuti chiesti come standard. Sono 325 i dipendenti della Ca’ d’Industria, di questi 197 operatori o assistenti sanitari.

«Negli ultimi mesi dell’anno 2025 è esplosa la problematica denominata “rette Alzheimer” - scrive la Ca’ d’Industria - a livello nazionale si è consolidata una giurisprudenza che considera inscindibili le prestazioni alberghiere e assistenziali da quelle sanitarie e in conseguenza di ciò le quote di compartecipazione al costo dei servizi erogati dalle Rsa sono poste a carico del servizio sanitario». Di qui le cause intentate da alcune famiglie, con richieste di rimborso e gratuità. Le Rsa lombarde chiamate in tribunale hanno chiesto un intervento politico, che però latita, pagare a tutti i malati Alzheimer la retta per il pubblico sarebbe costosissimo. Con il cerino in mano rimangono le strutture per la terza età, contro le quali si rivalgono gli avvocati, tanto che Ca’ d’Industria nel caso potrebbe «considerare la messa in mora della Regione e dell’Ats per l’eventuale recupero del debito, al fine di mantenere gli equilibri di bilancio, in quanto le Rsa non sono il servizio sanitario nazionale».

Buone notizie

Tornando alle buone notizie sono ormai pronti in via Bignanico nove mini alloggi per anziani non autosufficienti collegati pur a Le Camelie, progetto finanziato dal Pnrr che ha permesso il restauro dei rustici e che verrà gestito con i servizi sociali dei Comuni. Sul tema la Ca’ d’Industria, a proposito di nuove soluzioni per l’assistenza degli anziani, ha iniziato a seguire da domicilio alcuni cittadini, rientranti in determinate categorie, 39 persone monitorare tramite assistente anche da remoto, con nuove tecnologie e servizi per la domotica. «Il settore è caratterizzato da una decisa incertezza – si legge nel bilancio - Regione Lombardia approva annualmente le regole di sistema e spesso ciò avviene successivamente all’approvazione del budget e delle quote di partecipazione degli utenti da parte del consiglio di amministrazione. Continua la difficoltà di reperimento del personale sanitario e socio assistenziale. Inoltre c’è attesa per l’evoluzione della così detta situazione rette Alzheimer. Per far fronte ad un contesto simile è necessario guardare al futuro cercando di innovare le modalità di gestione degli attuali servizi introducendo sperimentazioni tecnologiche e operative e cercando di sperimentare nuovi modelli di cura degli anziani non autosufficienti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA