Cade per una buca e resta paraplegico: «Colpa del Comune»

L’inchiesta Motociclista grave dopo lo schianto nel 2019. Il giudice ordina alla Procura di trovare il responsabile che non ha sistemato un tombino in via Castelnuovo

L’inchiesta sull’incidente che ha costretto un uomo di 33 anni (all’epoca del fatto) sulla sedia a rotelle, non può essere archiviata. Perché quello scontro, secondo il giudice delle indagini preliminari di Como, ha molto probabilmente dei responsabili. E quei responsabili sono i vertici del Comune a cui compete la cura delle strade.

La Procura cittadina ha riaperto il fascicolo, per lesioni stradali gravissime, riguardo a un incidente avvenuto ormai 5 anni fa, a metà febbraio 2019. Nel cuore di una notte fredda ma limpida, un comasco di 33 anni percorreva via Castelnuovo in sella alla propria Vespa. Quando, poco prima del cancello d’ingresso del Setificio, è finito con la ruota anteriore in un tombino che ormai stava cedendo. Una buca di svariati centimetri che ha fatto cadere il motociclista rovinosamente a terra. Nonostante, anche sulla base di una perizia tecnica realizzata da un esperto per conto del Tribunale di Como, la vittima non superasse i limiti di velocità, nella caduta ha riportato traumi gravissimi. E, soprattutto, lesioni permanenti. Da allora l’uomo - che oggi ha 38 anni - è costretto su una sedia a rotelle: paraplegico, per le conseguenze dell’incidente.

L’incidente

Ore 3 del mattino. La Vespa è diretta verso il semaforo pedonale del Setificio. Ha appena superato l’incrocio con via Valleggio. Viaggia sulla sinistra della carreggiata. Quando la ruota anteriore prende in pieno il tombino che stava cedendo. Una buca di almeno 7 centimetri, anche più quando un peso ci finiva sopra. La Vespa termina la sua corsa una quindicina di metri dopo. Il motociclista viene scaraventato a poco meno di una decina di metri.

Soccorso, le sue condizioni sembrano subito molto gravi. E infatti, nonostante i tentativi di riabilitazione, da allora non riprenderà più la funzionalità delle gambe.

La Procura, un paio di anni fa - il fascicolo all’epoca era assegnato al pm Pasquale Addesso - aveva chiesto l’archiviazione del caso. Ma il giudice, Carlo Cecchetti, ha accolto l’opposizione del legale del motociclista: a suo giudizio ci sono evidenti dei profili di possibile responsabilità da parte dei vertici tecnici del Comune. Che hanno l’obbligo - Codice della strada in mano - della manutenzione delle vie proprio per questioni di sicurezza. Stando al perito del Tribunale - sulla vicenda è stata aperta una causa civile - non vi è dubbio che la causa dell’incidente sia da attribuire a quell’avvallamento dell’asfalto. Particolarmente profondo e insidioso. Ma, ad oggi, l’assicurazione del Comune non ha tirato fuori un euro per la vittima.

Le foto

La questione è: era nota la presenza di quell’ostacolo? Dalle immagini di google si nota che già nell’ottobre 2018 l’avvallamento c’era, non così pronunciato come al momento dell’incidente. E nelle foto del luglio 2019 (cinque mesi dopo lo schianto) si vede un palo di segnalazione posizionato proprio sopra la buca (ancora non sistemata) dai tecnici del Comune.

Ma a chi competeva la segnalazione? E chi è il responsabile delle condizioni di sicurezza sulle strade, all’interno degli uffici comunali? Su questo la Procura - il pm è Antonia Pavan - sta svolgendo ora nuovi accertamenti. Ma l’impresa è ardua, perché regole certe pare non ve ne siano. E senza regole certe, difficile anche trovare responsabili che si prendano cura delle strade.

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