Il messaggio del vescovo alla città: «Politica e social troppo aggressivi»

Sant’Abbondio Ai primi vespri il cardinale Oscar Cantoni si è ispirato a San Francesco: «L’avversario non è un nemico da espellere. Dobbiamo disarmare le parole e le menti»

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«In un tempo di così crescente aggressività è urgente annunciare la profezia evangelica della non violenza con tenacia e umiltà». L’appello del cardinale Oscar Cantoni «agli abitanti della città e alle autorità» è forte e chiaro: in occasione della solennità di Sant’Abbondio, nel suo ultimo messaggio da vescovo di Como, tutta la riflessione è ruotata attorno al «Vangelo disarmante della pace».

“Lupi o agnelli?” il titolo del discorso: quasi una provocazione, in «questo tempo, tanto conflittuale a livello mondiale, nel quale tutti noi, siamo chiamati, secondo le nostre responsabilità e competenze, a uscirne, diventando personalmente artigiani di pace, tessitori di dialogo e di fraternità», come ha spiegato il porporato ieri sera, nel corso dei primi vespri nella chiesa romanica dedicata al patrono di Como.

Il lupo di Gubbio

Ad accogliere i fedeli e le autorità civili e militari presenti – a partire dal presidente del consiglio comunale, Fulvio Anzaldo, in rappresentanza dell’amministrazione cittadina, dal prefetto Corrado Conforto Galli e dal presidente della Provincia, Fiorenzo Bongiasca – è stato don Michele Pitino, rettore della basilica.«Una società adulta dovrebbe saper accogliere ogni dibattito senza scivolare in un’esecuzione sommaria. Invece, ora, non si cerca più di discutere, ma di squalificare». Da qui l’invito «a diventare promotori di vera umanità», sull’esempio di Sant’Abbondio, vero «assertore e difensore dell’umanità di Cristo», ma anche di San Francesco d’Assisi, di cui quest’anno ricorre l’ottocentesimo anniversario della morte.

Ecco spiegata la scelta di prendere la vicenda del lupo di Gubbio, ammansito dal patrono d’Italia, come punto di riferimento per il discorso alla città. A otto secoli di distanza, «oggi come allora, il lupo è ogni persona quando la iscriviamo in una categoria chiusa di estraneità e di minaccia, incapaci di riconoscere in lei il volto del fratello».

Al contrario, «San Francesco esprime la forza della fiducia, il coraggio del dialogo, pronto a trasformare la paura e la violenza in fratellanza e pace». Solo così si scopre che «la forza vittoriosa è quella della mitezza, che non schiaccia il nemico, ma abbraccia il fratello».

«Parole poco edificanti della politica quando diventa scontro»

E oggi? «Il lupo è tristemente tornato tra di noi», come si vede anche «nelle parole poco edificanti della politica, quando si trasforma in scontro e disprezzo personale, nel commento aggressivo sui social o nella parola tagliente, anche in famiglia».

Dal vescovo anche un appello alla democrazia, che «vive del confronto tra idee diverse che, pur all’interno di comuni valori, si confrontano anche vigorosamente. Ciò su cui occorre vigilare è la distinzione tra legittimo confronto e delegittimazione reciproca, tra critica e disprezzo. C’è una soglia che non deve essere varcata: quella in cui l’avversario viene considerato un nemico e l’altro viene espulso dallo spazio comune».

Menzionati, infine, due operatori di pace: l’ambasciatore Luca Attanasio, ucciso in Congo nel febbraio 2021, e don Roberto Malgesini, ammazzato pochi mesi prima proprio a Como. «Il suo esempio di dolcezza e mansuetudine, ci consola con la certezza che la santità di Dio, come ai tempi di San Francesco, ancora cammina sulle nostre strade». Insomma, «anche a noi è data la responsabilità gravosa di scegliere come percorrere le strade della vita: con l’aggressività dei lupi o con la mitezza degli agnelli? La voce di Gesù, che risuona nel Vangelo, non ci lascia dubbi e ancora ci affida il dono e l’impegno della pace».

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