Cantoni un anno dopo il Conclave: «Da Leone l’invito all’unità»
La riflessione del vescovo di Como che dodici mesi fa ha partecipato all’elezione di Leone XIV
Como
«Oggi possiamo riconoscere con gratitudine il volto di una Chiesa che vuole farsi sempre più vicina alle persone, capace di ascolto e animata da un profondo desiderio di comunione. Il Santo Padre ci sta guidando con mitezza e determinazione verso uno stile evangelico essenziale, in cui la centralità di Cristo si traduce in attenzione concreta ai poveri, ai sofferenti e a quanti vivono situazioni di fragilità».
Sono queste le parole con cui il vescovo Oscar Cantoni rilegge i primi dodici mesi di pontificato di Papa Leone XIV. Un anno fa, con i confratelli porporati elettori, partecipò al Conclave nella Cappella Sistina: di questi momenti ricorda in particolare «il clima di preghiera, di responsabilità e di fiducia con cui il Collegio dei cardinali si è raccolto, nella luce dello Spirito Santo, per eleggere il successore di Pietro. Sono stati giorni in cui si è percepita con particolare forza la comunione ecclesiale e l’affidamento al Signore nel discernimento».
In questo primo anno «ho colto soprattutto un forte invito all’unità: una Chiesa che cammina insieme, senza divisioni, valorizzando i doni di ciascuno. Ma, in modo particolare, emerge con grande forza il tema della pace, che rappresenta oggi una delle urgenze più profonde del pontificato. In un mondo attraversato da guerre, violenze diffuse e crescenti polarizzazioni, Papa Leone XIV richiama con insistenza tutti – credenti e non – alla responsabilità del dialogo, alla pazienza dell’incontro e al rifiuto della logica dello scontro».
Una pace disarmata e disarmante, come ebbe a dire il Santo Padre affacciandosi per la prima volta in piazza San Pietro l’8 maggio 2025. «La pace, infatti, non è soltanto assenza di conflitto, ma costruzione quotidiana di relazioni giuste, riconciliate e solidali. Il Papa ci invita a diventare artigiani di pace nei contesti concreti della vita, a partire dalle famiglie, dalle comunità e dalle società in cui viviamo, contrastando quella cultura dell’indifferenza e dell’aggressività che segna il nostro tempo».
A detta del cardinale, poi, «particolarmente significativo è anche l’invito a riscoprire lo slancio missionario, sulla scia di Evangelii Gaudium, per annunciare con gioia il Vangelo nelle realtà di oggi, spesso segnate da smarrimento e solitudine. Si tratta di un cammino che interpella tutti – pastori e fedeli – a una conversione personale e comunitaria». Infine, una sintesi. «Se dovessi indicare una parola-chiave per questo primo anno, direi “comunione”: comunione con Dio e tra di noi, da cui nasce una Chiesa capace di costruire ponti, di generare speranza e di abitare il nostro tempo con fiducia», come termina il vescovo. «Una comunione che diventa anche lievito di pace, perché solo riscoprendoci fratelli possiamo davvero aprire strade nuove di riconciliazione nel mondo».
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