Cittadini non vedenti contro la giunta Rapinese: «Ci sentiamo abbandonati»

Il documento. Domenico Cataldo e Michela Barrasso scrivono una dura lettera aperta al sindaco: «Ogni metro percorrere la città è un rischio per la vita. Le nostre richieste bocciate e l’inclusione è diventata una chimera»

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Como

Una città che in realtà è un percorso a ostacoli, è questa la denuncia firmata da Domenico Cataldo (ipovedente) e Michela Barrasso (non vedente), coniugi residenti a Como, contenuta in una lettera aperta indirizzata al sindaco Alessandro Rapinese, alla vicesindaca Nicoletta Roperto, alla Giunta e ai consiglieri di maggioranza.

«Un vistoso peggioramento della vivibilità»

Al centro della protesta c’è il bilancio tracciato sulla gestione amministrativa degli ultimi cinque anni, definiti dai coniugi come un periodo di netta regressione sul fronte dei diritti dei cittadini più vulnerabili. «Vogliamo esprimere il più totale disappunto nei confronti di una gestione totalmente priva della minima attenzione nei confronti del diritto alla mobilità autonoma, e finanche alla sicurezza personale dei cittadini appartenenti alle categorie più fragili. Il quinquennio caratterizzato dalla gestione di codesto gruppo di maggioranza ha rappresentato un vistoso peggioramento della vivibilità degli spazi urbani».

Nel testo si fa esplicito riferimento alla normativa vigente (Legge 28 febbraio 1986, n. 41) sulla rimozione delle barriere architettoniche e percettive, le cui criticità vengono elencate punto per punto: marciapiedi dissestati, carenza di percorsi tattili e assenza di semafori sonori, un elemento reso ancor più indispensabile dalla diffusione dei veicoli elettrici, silenziosi e difficilmente udibili.

Le bocciature in Consiglio Comunale

Ciò che fa più male alla coppia, tuttavia, non è solo l’inerzia, ma la scelta politica di respingere interventi specifici a tutela dell’accessibilità durante le sedute del Consiglio Comunale: «L’aspetto più grave che abbiamo dovuto constatare è stato rappresentato dalle decisioni di bocciare vari emendamenti in cui veniva espressamente richiesto di porre in sicurezza e accessibilità alcuni spazi della città di Como presso i quali dobbiamo obbligatoriamente transitare».

Nello specifico, la lettera ricorda la bocciatura della mozione del 1° luglio 2024 per la messa in sicurezza del parcheggio di Via al Bassone, quella del 20 maggio 2026 sull’accessibilità al nuovo Lungolago e il mancato inserimento del PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) nel DUP 2027-2029 durante la seduta del 1° agosto 2026.

«Suolo pubblico trasformato in una giungla»

Ai limiti strutturali e alle decisioni dell’amministrazione si aggiunge poi un fenomeno diffuso di inciviltà e mancato controllo del territorio, che trasforma le strade comasche in trappole quotidiane. «Il suolo pubblico si è trasformato in una vera e propria giungla: automobili e mezzi pesanti parcheggiati sulle strisce pedonali e sui marciapiedi, veicoli a due ruote che scorrazzano a gran velocità anche sugli spazi adibiti ai soli pedoni, individui che camminano guardando i cellulari incuranti degli altri passanti».

I coniugi sottolineano come l’assenza di presidio da parte delle forze dell’ordine abbia alimentato un senso di impunità diffusa: «Tali atteggiamenti, che codesta amministrazione non ha mai provveduto ad arginare, seppur sollecitata a più riprese, sono divenuti consuetudine sicuramente a causa della maleducazione dei singoli, ma anche per l’assenza della forza pubblica che ha dato modo a detti fenomeni di crescere esponenzialmente».

«La Costituzione qui è una chimera»

Il senso di frustrazione si traduce nella perdita progressiva delle libertà fondamentali. L’impossibilità di muoversi in autonomia costringe la coppia a rinunciare alle uscite o a cercare percorsi alternativi e più lunghi pur di evitare situazioni di pericolo. «In qualità di cittadini disabili ci sentiamo abbandonati a noi stessi. In svariate occasioni, vostri esponenti di rilievo hanno ripetutamente scomodato i valori dell’inclusione, che tuttavia vengono totalmente affossati in un contesto urbano in cui si sta sempre più affermando la legge del più forte».

«Se appena usciamo dalla nostra abitazione percorriamo ogni centimetro di spazio pubblico col timore di incorrere in incidenti anche gravi, non potremo mai considerarci pienamente inclusi. L’articolo 3 della Costituzione sancisce che è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Una città sempre meno sicura erige ostacoli sempre più insormontabili, pertanto la nostra carta costituzionale rimane una chimera».

L’appello finale alle coscienze

In vista delle prossime consultazioni elettorali amministrative, Cataldo e Barrasso chiudono la loro missiva con una riflessione rivolta direttamente agli amministratori uscenti: «Tra pochi mesi saremo chiamati nuovamente a designare attraverso il voto i nostri rappresentanti presso il Comune di Como. Ovviamente non siamo in grado di esprimere previsioni. Tuttavia, a prescindere dall’esito delle imminenti elezioni, auspichiamo che un giorno possiate tutti rispondere alle vostre coscienze in merito alle omissioni, nonché ai rifiuti espressi in materia di approvazione delle iniziative di messa in accessibilità degli spazi urbani da voi amministrati».

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