Classifica delle scuole, presidi critici: «Esistono anche altri parametri»

Eduscopio C’è chi è soddisfatto, altri poco convinti, qualcuno sceglie di non commentare. Dai licei agli istituti tecnici: «Non basta a sintetizzare tutti gli elementi positivi e negativi»

Qualcuno sorride, qualcun altro è poco convinto, altri non commentano. E anche chi ha avuto risultati soddisfacenti, ammette che «questi criteri non possono essere l’unico paramento per giudicare una scuola, perché la scuola è molto di più». L’annuale classifica di Eduscopio, osservatorio di Fondazione Agnelli che passa in rassegna centinaia di istituti in tutta Italia per individuare quelli con le performance più alte, ha generato reazioni diverse tra i dirigenti scolastici della città. In linea generale, Eduscopio ha evidenziato, come riportato ieri, un calo delle prestazioni imputabile agli effetti della pandemia. Ogni istituto, poi, ha fatto le proprie riflessioni.

Le reazioni

«Per lo scientifico, ci aspettavamo una posizione bassa che, di solito, tocca tutte le prime classi che iniziano un indirizzo – ha spiegato Angelo Valtorta, preside del Volta -. Attendiamo dati più significativi l’anno prossimo. Sul classico abbiamo visto i risultati positivi che ci aspettavamo. Nessuna competizione, comunque: a tutte le scuole auguriamo di svolgere al meglio il proprio compito, in un momento storicamente difficile». Un’analisi arriva anche da Roberto Peverelli, preside del Setificio. «Per quanto ci riguarda, giudico alcuni aspetti molto positivi – spiega – soprattutto per i percorsi di studio dopo il diploma, siamo una delle scuole che ha il minor tasso di insuccesso. Questo mi preme molto, bisogna fare una scuola inclusiva che non disperda i ragazzi, con buoni risultati. Più problematico il dato sull’occupazione, ma è aggregato. Molti risultano non occupati perché vanno a lavorare in Svizzera. Bisognerebbe incrociare anche con altre fonti per capire quali settori sono più sofferenti. Siamo comunque contenti per la qualità della formazione».

«La classifica dà degli elementi per arrivare a conclusioni, ma da sola non è sufficiente per tratteggiare tutti gli aspetti di positività e negatività - aggiunge Vincenzo Iaia, preside della Ciceri -. I vari dati andrebbero incrociati». Qualcuno resta molto dubbioso: dal Giovio è arrivato un “no comment” perché, spiega il preside Nicola D’Antonio, «i risultati mi lasciano sempre molto perplesso».

«I dati di Eduscopio sono esperienziali e non scientifici – ha specificato anche Fabio Monti, direttore generale del Collegio Gallio – hanno una base statistica che tiene conto solo di alcuni parametri. Un dato sicuramente indicativo ma, dal mio punto di vista, non ha la stessa rilevanza degli Invalsi che invece prendono in maniera precisa tutti gli studenti». «L’analisi è zoppa su alcuni parametri – ha detto anche Davide Discacciati, del Casnati - ad esempio non tiene conto degli studenti all’estero, che per noi sono un 35%. L’altra anomalia sull’aeronautico, che ha una particolarità: le compagnie aeree per i primi cinque anni non fanno un contratto di lavoro anche se i ragazzi sono effettivamente occupati, il dato di partenza è quindi sbagliato».

Lo studio all’estero

Gaetana Filosa, preside della Ripamonti, commenta: «Non trovo riscontro ai dati in quanto la maggior parte dei miei studenti già durante la quinta hai instaurato un rapporto di collaborazione che si perfezionerà al termine dell’esame di Stato. Per tale ragione non riesco a soddisfare le richieste di personale tecnico che mi provengono dalle aziende». «I dati - ha sottolineato Maria Bianchi, delle Orsoline – non tengono conto dei ragazzi che studiano all’estero e da noi sono una fetta importate. Quello che per noi conta di più sono i risultati e il ritorno dei nostri studenti».

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