Il giallo del comasco morto in Moldavia. La famiglia: «Sospendete il processo»

La ricostruzione Imputata di «omicidio per negligenza» è l’ex compagna di Franco Bernardo. I parenti della vittima: «La sua versione è inattendibile e non coincide con l’esito dell’autopsia»

Dura presa di posizione da parte della famiglia di Franco Bernardo, 62 anni di Como morto in Moldavia, nel processo che è in corso a Soroca sul suo decesso.

Chiamata a risponderne è Svetlana Botas, 56 anni, unica indagata che era anche la compagna della vittima. Quest’ultima – in merito alla tragedia – dichiarò di essere intervenuta dopo che il comasco aveva accusato un malore in seguito all’alcol bevuto. Inutile fu però il tentativo di salvargli la vita, scuotendolo e agitandolo per cercare di farlo riprendere. Franco Bernardo morì proprio quella sera, portato poi in ospedale quando non c’era già più nulla da fare e nemmeno con una ambulanza ma con un furgone privato.

Segni di pressione

La famiglia della vittima non ha mai creduto a questa versione, suffragata anche dall’autopsia che era stata effettuata al rientro della salma in Italia. L’anatomopatologo del Sant’Anna, infatti, individuò all’altezza del collo dei segni evidenti di pressione, sufficienti a descrivere un quadro ben diverso dall’ipotesi di reato che è stata messa nero su bianco dalla procura di Soroca, ovvero quello che nel codice penale della Moldavia viene definito come «omicidio per negligenza», dunque non volontario.

Proprio per questo motivo, l’avvocato moldavo Eduard Digore che sta seguendo il caso per conto della famiglia, ha presentato una clamorosa istanza alla Procura Generale della Moldavia per chiedere la sospensione del processo in corso, esposto depositato anche di fronte al Tribunale di Soroca dove il processo si sta svolgendo e pure all’Ambasciata italiana per informarla di quanto sta avvenendo. In pratica, il legale chiede di fermarsi, in quanto non sarebbero state approfondire altre piste investigative, non sarebbero stati analizzati gli indumenti della vittima sporchi di sangue e nemmeno sarebbero state compiute altre indagini, sostanzialmente accettando il racconto fatto dall’indagata e dai suoi parenti. L’istanza non ha ancora ottenuto una risposta ma è senza dubbio clamorosa, alla vigilia della ripresa del dibattimento.

La famiglia, in estrema sintesi, chiede non solo un’ulteriore attività investigativa, ma anche di modificare il capo di imputazione a carico della compagna. La famiglia, grazie ai segni sul collo – emersi dall’autopsia – ma anche a quelli sulle braccia, ritenuti essere da trascinamento, ha sempre lavorato ad una ricostruzione diversa rispetto a quella che sta portando avanti la procura competente su Soroca. Parenti che si sono anche costituiti in aula.

L’ipotesi del malore

Secondo gli inquirenti moldavi, il comasco avrebbe accusato un malore in seguito ad un eccesso di alcol bevuto proprio quella sera, tra il 31 maggio e il primo giugno, perdendo i sensi e cadendo a terra nel giardino della casa della compagna che aveva conosciuto in un hotel di Como e con cui era andato a convivere. La signora era a quel punto intervenuta nel tentativo inutile di salvarlo. L’autopsia in Italia disse però che Franco Bernardo - cresciuto tra Lipomo e Tavernola - era morto per «asfissia meccanica», lasciando intendere un decesso in seguito ad una pressione sul collo. Da qui la lotta della famiglia e, nelle ultime ore, la clamorosa richiesta di sospendere il processo.

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