Como alla ricerca di personale. Giovani pagati poco? «No, se sono preparati»

L’altro fronte C’è chi cerca lavoratori e non li trova ma da Confcommercio arriva la rassicurazione: «Le retribuzioni non sono basse»

«Le retribuzioni non sono basse. E se un giovane vale i datori di lavoro sono disposti anche a incrementarle. Ma è difficile trovare ragazzi professionalmente preparati e disposti a impegnarsi con passione e dedizione».

Giovanni Ciceri, presidente di Confcommercio, replica a quanti sostengono che i pubblici esercizi comasco non trovano dipendenti perché le paghe sono troppo basse. Sono 300mila le imprese in Italia che aderiscono al contratto nazionale per i pubblici esercizi sottoscritto da Confcommercio Fipe. La Federazione abbraccia un’ampio panorama di imprese, dal piccolo bar, pasticcerie, ristoratori. fino alle strutture più grandi.

Le retribuzioni minime previste, per esempio per un quarto livello per cuoco e cameriere, al primo ingresso sono di 1.600 euro al mese che, netti, diventano 1.300 euro.

Cifre già concordate con i sindacati per quello che è un contratto a tempo indeterminato. Eppure l’emergenza per la mancanza di personale è sempre più grave.

Trattenere i migliori

«Non è vero che i giovani nei pubblici esercizi vengono pagati poco – ha precisato Ciceri, – al di là dei casi particolari e dei diversi contratti che possono essere proposti, la verità è che, quando un dipendente vale, l’impresa non solo lo gratifica dal punto di vista retributivo, aumentando anche quel minimo di primo ingresso previsto, ma tende a trattenerlo. Se ha imparato o sta imparando con interesse e passione il mestiere, il datore di lavoro ha tutto l’interesse a tenere una persona così nel proprio team, ancor di più se ha investito in formazione come sempre avviene in questo settore».

Ci sono certamente i casi particolari ed eclatanti che violano le regole, che sono da segnalare, e situazioni esecrabili descritte nell’esperienza di alcuni, ma in generale le imprese dichiarano di evitare il più possibile il turn over perché genera costi e dispendio di energie, competenze e buone prassi. Anzi, si contendono il personale. I migliori, si intende.

Perché il gap tra domanda e offerta di lavoro, che si sa essere incolmabile, ha tra le sue ragioni strutturali la questione demografica, i bassi stipendi, la concorrenza del mercato del lavoro in Svizzera, ma anche uno scarto di conoscenze e compentenze di base che le aziende faticano a colmare con l’affiancamento in azienda.

Difficile trovare candidati e quando si trovano non sempre sono adatti al ruolo. Nelle scuole professionali la pratica è ancora limitata.

«A Como siamo fortunati, le scuole del territorio sono ottime e hanno anche saputo esprimere una Stella Michelin – continua Giovanni Ciceri - si lavora insieme in uno spirito collaborativo e abbiamo visto anche nell’evento Ristorexpo, dove sono coinvolti alcuni studenti, come con il tempo crescano e sviluppino sempre più professionalità e consapevolezza».

Il progetto

Confcommercio, con Unioncamere, ha avviato un progetto per coinvolgere in stage curriculari 10mila ragazzi al 4° anno per un periodo dai 4 ai 6 mesi. C’è, tra le altre, l’ipotesi di formare anche all’estero professionisti in scuole in Europa e dei paesi del Mediterraneo.

«Si sta cercando di incrementare il personale di sala e di cucina, ma si tratta anche in questo caso di soluzioni che equivalgono a una goccia nel mare. In tutta italia è sempre più difficile trovare persone qualificate e il problema è culturale: siamo ancora convinti che le scuole professionali siano di ripiego. La verità è che questa professione implica creatività, passione, capacità di gestire una certa complessità anche organizzativa. È un lavoro mai ripetitivo che può dare tanto e che ugualmente richiede tanto entusiasmo. Le aziende hanno capito qual è il problema e sanno che devono coinvolgere i ragazzi, suscitare quella passione che poi è in grado di sostenere la continuità».

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