Como: chiude il dormitorio  Rabbia, «Dateci un tetto»
L’ingresso del dormitorio gestito dalla Caritas (Foto by butti)

Como: chiude il dormitorio

Rabbia, «Dateci un tetto»

Ieri gli spazi di via Sirtori hanno accolto per l’ultima volta le persone. Cresce la rabbia: «Finiamo in strada». Caritas ha garantito l’apertura più a lungo del previsto, ma al Comune non è bastato un anno per trovare soluzioni.

I carabinieri fanno la ronda più volte, mentre i senza dimora, con il sacchetto della cena preso nelle mense cittadine, si avviano per l’ultima volta al dormitorio dell’Emergenza Freddo di Caritas. Tra loro discutono, sono decisi, lotteranno per il loro diritto all’accoglienza.

Pioggia a dirotto

L’ultima notte con un tetto sopra la testa per 70 persone è una notte di pioggia a dirotto. Pioverà per quasi tutta questa settimana. «A 70 anni, invalido al 100%, come posso sopravvivere? – si dispera Vittorino – non resta che resistere». «Io da qui non voglio andarmene – gli fa eco Lino, che di anni ne ha 57 anni – il mio futuro non può tornare ad essere una panchina».

Mentre Como si prepara a dormire sonni tranquilli, 70 persone, per la maggioranza uomini, le donne sono cinque, da questa mattina devono cercarsi un altro posto dove passare le notti, rimettere la loro vita in un zaino e sgomberare. La sconfitta è dell’intera città.

Ha chiuso la tensostruttura allestita per l’inverno e mantenuta attiva per tutta la fase più acuta della pandemia Covid-19 dai volontari e dagli operatori della Caritas Como. Lo stesso è avvenuto per l’attigua palestra.

Caritas ha preso una decisione. «Così non andiamo avanti». Il Comune, a un anno dalla mozione votata in consiglio, non ha trovato soluzioni e anche nelle ultime ore ha solo fatto appello alla disponibilità di un nuovo gestore, ma ad oggi non c’è nessuno nome. Per gli ospiti di via Sirtori i mancati accordi pesano come macigni. Adesso li aspetta la strada. Pochi fortunati hanno trovato un’altra sistemazione. I più sperano in ripari di fortuna, una fabbrica dismessa, i portici di San Francesco... Ma Cherno è amareggiato e lo dice chiaro: «Chi sta in dormitorio non è la stessa gente che in strada la notte fa casino, spacca le bottiglie e crea tensione. Qualcuno ci deve aiutare a trovare una soluzione».

Domenica sera non è una sera come le altre. La protesta dei senzatetto esplosa qualche giorno fa davanti al Comune cova ancora, più reale e viva che mai, non si è spenta, nemmeno sotto la pioggia. All’interno del Cardinal Ferrari intanto i volontari di Caritas sanno di dover gestire un passaggio delicato, epocale nella storia recente dell’accoglienza di Como ai senza dimora. Poche istruzioni per il futuro, quel conforto che non può mancare e la consapevolezza di avere messo in campo tutte le risorse possibili. Ma nemmeno questo cancella la delusione.

Accusa ingiusta

«Ci stanno accusando ingiustamente di voler abbandonare gli ultimi – dice Roberto Bernasconi , direttore di Caritas Como – Ma la nostra scelta è stata consapevole. L’Emergenza Freddo avrebbe dovuto chiudere a marzo. Abbiamo continuato a garantire il servizio per tutto il periodo del lockdown e oltre, ma non vogliamo stare ai giochi della non politica. Il contesto di via Sirtori non ha le caratteristiche per diventare un dormitorio permanente, nemmeno quelle igienico-sanitarie, necessarie per affrontare l’estate. La verità è che tutto ciò si poteva evitare, mantenendo il Campo Cappelletti in via Regina, smantellato per ragioni di parte e senza alcuna lungimiranza. Ci saremmo aspettati un interessamento più costruttivo da parte della città, ma i senzatetto sono sempre stati considerati un problema e mai qualcuno di cui prendersi cura».

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