Como, stop in Ztl anche alle bici: «Assurdo vietarle, va fermato chi corre»

Le reazioni In città murata tutti contro le e-bike. Perplessità invece sul divieto per i mezzi tradizionali che in tanti utilizzano come unica opzione per spostarsi

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Alcuni pedalano veloci, dritti verso l’ufficio. Altri, con la borsa di tela nel cestello, si fermano per commentare ciò che hanno sentito sulla futura Ztl cittadina. Tutti però sono d’accordo: in centro storico le bici elettriche corrono troppo. E i monopattini pure. Sul divieto assoluto per le bici, la questione è più complessa.

Come anticipato dal sindaco Alessandro Rapinese, in alcune delle vie e piazze più trafficate del centro storico non si potrà più pedalare. E se all’inizio erano una manciata, con la delibera di ieri pomeriggio i luoghi off-limits sono diventati una ventina, (tra le altre via Cesare Cantù e via Plinio). Ieri mattina, ancor prima della pubblicazione delle mappe definitive, le reazioni tra i comaschi erano diverse: «Su via Vittorio Emanuele sono d’accordo - commenta Eugenio Bedetti - c’è troppa gente che passa a manetta. Penso anche alla passeggiata di villa Olmo, dove i bambini attraversano di colpo. Se vai piano, riesci a fermarti. Diciamo che il problema non è la bicicletta in sè ma la velocità e chi la sta guidando». Ripartito lungo via Cesare Cantù, al signor Bedetti seguono altri comaschi pedalanti, di diverse età. Ed è un coro unanime su quanto i mezzi elettrici, tra cui monopattini e le cosiddette “fat bike” siano una presenza problematica per chi cammina dentro le mura. Anche Nova Como, in una nota, chiarisce: «Nessuno mette in discussione la necessità di contrastare le biciclette elettriche modificate che circolano illegalmente. Ma vietare indiscriminatamente significa colpire chi rispetta le regole, senza risolvere il problema».

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Ieri mattina abbia incontrato una signora, arrivata in via Cesare Cantù con una bici elettrica. A Porta Torre era scesa dal sellino per condurla a mano: «Faccio sempre così, però vietare il transito delle bici tradizionali mi sembra improponibile». Insomma, un conto è pedalare, un altro è premere un pulsante e viaggiare anche a 25 chilometri orari. «Chi fa le consegne non se ne preoccupa e va molto veloce, ma da qui a vietare tutte le bici mi sembra una proposta scellerata» commenta Francesca Lillia, professionista che ogni giorno, anche d’inverno, va al lavoro pedalando. «Abito in città e non avrebbe senso per me spostarmi in auto, stessa cosa per una mia collaboratrice». Se la proposta dovesse passare «metterò delle bandierine di protesta - continua Lillia, che evidenzia la contraddizione tra i divieti in cantiere e la promozione del servizio di bike sharing- . Sembra che la città sia sempre di più di qualcun altro, e non degli abitanti».

Tra le vie del centro, proprio in sella, incontriamo anche Pierantonio Lorini, ex dirigente di Palazzo Cernezzi, storico responsabile della mobilità cittadina. «Una proposta assurda - commenta lui, ciclista perenne -. Potrei capire il divieto per le bici elettriche che vanno veloci, o l’obbligo di andare a passo d’uomo, qui e a villa Olmo. Il pedone è sacro, ma la bici deve essere garantita ovunque, anche in una via come via Vittorio Emanuele». Come Lorini, anche la signora Marina Lozej utilizza esclusivamente la bici: «Non avrei nemmeno la patente» scherza. Però Lozej è d’accordo con la proposta di Rapinese, perchè «chiudere qualche strada non mi sembra un grande danno, si può fare un’altra via parallela». Mentre parcheggia la bici in piazza San Fedele, aggiunge che «certe volte c’è talmente tanta gente in giro che per passare devi comunque scendere dalla bici e portarla a mano». Lozej interviene anche sulla questione dei veicoli commerciali: «Passano a raso mentre sei seduta al tavolo del bar, quindi è importante che rispettino la fascia oraria, e dovrebbero essere furgoni più piccoli, meglio se elettrici».

Più volte nel chiacchierare spunta il tema delle piste ciclabili: i comaschi dicono che sono troppe poche e che, lungo quella per Cernobbio, chi cammina non sta attento alle bici. Per ora, però, il tema caldo delle due ruote non è in riva al lago ma dentro le mura. Ed è ancora da testare. Anche se un’ultima comasca commenta con ironia: «Sarà come la questione dell’acqua per la pipì dei cani: all’inizio i vigili erano in giro a multare i padroni, ora invece guardi cosa c’è».

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