Condannato 14 anni fa, torna da turista ma non sapeva della pena: estate in carcere

La storia Nel 2012 fu riconosciuto colpevole di reingresso illegale nello Stato: pena di 13 mesi. Rientra a Como per le vacanze con la famiglia e scatta l’alert. Ma ora scarcerarlo è un’impresa

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È una di quelle storie perfette per la penna di Kafka. Un uomo letteralmente imprigionato negli ingranaggi di una legge che, evidentemente, non ha pensato a casi analoghi. E con giudice, Procura e difensore che cercano una soluzione per aiutarlo senza però poterla trovare. E così un padre di famiglia, che in passato aveva sì commesso degli errori, ma che con quella vita non ha più nulla a che fare da tempo, si ritrova costretto a trascorrere l’estate in carcere. Per una condanna che poteva benissimo essere sospesa, se il suo avvocato dell’epoca si fosse ricordato di farne richiesta.

L’arresto

Per comprendere meglio la vicenda, è bene provare a mettersi nei panni di Ermal Musuraj, albanese ultraquarantenne che, moglie e figli al seguito, il 10 luglio scorso è entrato in Italia per un periodo di ferie. La famiglia ha trovato alloggio in un hotel di via Paoli, quando all’improvviso la mattina dopo il loro arrivo a Como alla stanza hanno bussato i poliziotti della Questura. Per eseguire un ordine di carcerazione per una vecchissima condanna, la cui pena non era stata espiata. Un reato che risale al 2010, una sentenza del 2012 diventata esecutiva nel 2014 per reingresso illegale nel territorio dello Stato, dopo una precedente espulsione. L’uomo era venuto in Italia nel primo decennio del secolo, era stato espulso e, cambiato nome all’anagrafe, aveva tentato di tornare. Preso, è stato arrestato e condannato a un anno e un mese. Pena per la quale è prevista la sospensione, basta chiederla.

Il fatto è che il signor Musuraj nel 2013 viene nuovamente espulso, proprio in seguito a questa condanna. E così non saprà mai che quella pena diventa esecutiva, anche perché il suo legale dell’epoca non ha presentato alcuna istanza a suo favore.

Le norme

La normativa e la giurisprudenza sul punto sono chiare: l’autorità giudiziaria non ha alcun obbligo di cercare anche all’estero un condannato per notificargli il provvedimento di esecuzione pena. Neppure se, fuori dall’Italia, quello è stato cacciato dallo stesso Stato.

E così, quando 14 anni dopo la condanna Musuraj si è ripresentato nel nostro Paese, sono scattate le manette per quella vecchissima sentenza (che se il legale dell’epoca avesse fatto il proprio dovere non doveva neppure scontare).

Ieri mattina, in Tribunale, l’attuale avvocata, Laura Tagliabue, ha provato a chiedere l’estinzione della pena per decorso del tempo. Come dire: non si può far espiare una pena per un fatto così lieve dopo tutti questi anni. Ma per quanto tutti, in Tribunale, abbiano cercato il modo per risolvere la situazione kafkiana di Ermal Musuraj, non si è trovata alcuna via d’uscita.

E l’uomo ha così dovuto far rientro nella sua cella, nel carcere del Bassone, dov’è detenuto già da 17 giorni. E dopo verso dovrà restare tutta l’estate, almeno che il Tribunale di Sorveglianza non si occupi quanto prima del caso e consenta a quest’uomo di tornare a casa.

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