Coperte e bivacchi: anche a Como si dorme in strada

Senza fissa dimora Sono nati nuovi rifugi di fortuna tra le vie Napoleona e Val Mulini. Sono 500 i senzatetto censiti in città, la grande maggioranza usa i dormitori

Verso sera lungo via Napoleona c’è un grande via vai di persone, sacchi in mano, coperte sotto braccio. In piazza c’è sempre tanto movimento, i più da San Rocco risalgono verso Camerlata, c’è in particolare un ritrovo prima della curva sotto a un edificio dismesso. Dall’altro lato della strada qualcuno scende la rivetta, la maggioranza invece passa da via Val Mulini. L’autosilo in basso è stato transennato, ci sono pilastri di cemento e reti, sopra però il passaggio verso il vecchio ospedale è sempre aperto. Attorno nei prati si notano rifiuti, buste di plastica e vetri, bivacchi abbandonati.

Fino a qualche settimana fa, quando le temperature erano meno gelide, la notte il vicinato notava dei fuochi accesi. Sotto, tra i binari del treno e il torrente, adesso fa troppo freddo, dunque diversi senzatetto cercano sistemazioni di fortuna, con il serio pericolo di congelare. I cancelli dell’ex tinto stamperia sono stati forzati, le catene penzolano. Entrando i vetri di qualche finestra a pian terreno sono rotti, qualche locale tra lavelli, materassi buttati a terra e rifiuti sembra essere servito di recente da nascondiglio. Di sicuro ancora adesso il porticato è abitato. Si notano panni stesi, tavoli, letti sistemati dentro a baracche allestite con cartoni e vestiti. Fuori ci sono cumuli di spazzatura, c’è più passaggio la sera, mattina e pomeriggio i bivacchi sono deserti. Qui il freddo entra dentro alle ossa.

Luoghi silenziosi

Altri altri angoli della città dove i senzatetto usano nascondersi sono invece silenziosi, si gela troppo. Meglio andare in via Borgovico all’emergenza freddo, tutta al completo come il dormitorio comunale. Non c’è nessuno dietro alla stazione di San Giovanni, tra l’Ippocastano e la stazione le presenze sono più occasionali rispetto alla bella stagione. C’è chi tenta di trovare riparo nei sottopassaggi, davanti alle mura come sotto a via Napoleona. Nella stessa zona, ma solo a giorni alterni, scese le scalinate di via Castellini, verso via Pastrengo, non passa inosservato ai residenti la concentrazione di persone che entrano in una vecchia azienda abbandonata. Mentre alla luce del sole resiste, tra le lamentele dei fedeli e dei passanti, un gruppo di barboni che abitano tra cartoni e coperte sotto ai portici del Crocifisso. Persone restie a chiedere asilo nelle strutture pubbliche e caritatevoli, perché non in regola, perché ferite da cicatrici troppo profonde.

Uno di questi è Alessandro, 59 anni, figura assai nota in città a chi lavora nella grave marginalità. Ospite dei portici di viale Varese durante la pandemia aveva sposato Silvia, altra senza fissa dimora, dopo anni di fidanzamento. Lui è ancora per strada. E’ facile incontrarlo al tramonto e all’alba al mercato coperto dove gli operatori chiudono gli occhi pur di saperlo in un ambiente quasi protetto. Più difficile capire perché non bussi alla porta dei dormitori di via Borgovico o di via Napoleona, oppure perché non chieda aiuto alle tante parrocchie che ospitano durante l’inverno tendono la mano a decine di bisognosi, una missione condivisa da casa Ozanam.

Sono tra i 400 e i 500 i senzatetto censiti a Como, i più dormono al caldo grazie alla rete di accoglienza. Sono però decine le persone in difficoltà che cercano rifugio dove non possono essere visti.

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