(Foto di ufficio stampa della diocesi)
Chiesa locale L’ultima processione del vescovo Cantoni - Oggi tantissimi fedeli al seguito del “Signur de Comm”: «Cristo Risorto ci insegna a prenderci cura degli altri»
«Gesù ha detto nel suo vangelo: “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”. Oggi abbiamo constatato tra noi la piena realizzazione di questa promessa del Signore. Non solo ha attirato a sé molte persone, ma è anche uscito fuori da questa basilica per mettersi alla ricerca dei molti che hanno assistito al suo silenzioso passaggio, percorrendo alcune vie della nostra città».
Ed effettivamente così è stato oggi pomeriggio, quando il cardinale Oscar Cantoni ha guidato la tradizionale preghiera del Venerdì Santo, al seguito del Santissimo Crocifisso. Centinaia e centinaia i fedeli - tra loro anche il sindaco, Alessandro Rapinese, il prefetto, Corrado Conforto Galli, il questore, Filippo Ferri, il presidente della Provincia, Fiorenzo Bongiasca, e i rappresentanti delle forze dell’ordine - che hanno preso parte alla processione dal santuario di viale Varese.
Non è mancata la sosta davanti alla chiesa di San Bartolomeo, per fare memoria del miracolo del 1529, quando al passaggio dell’effigie miracolosa si spezzarono le catene che segnavano il confine sul Cosia fra Como e Milano. Qui il porporato ha impartito la benedizione della città, affidandola all’intercessione del Signore. «Egli conosce ciascuno e ci chiama tutti per nome. Ci guarda teneramente negli occhi e raggiunge nel segreto i nostri cuori. Vede la profondità del nostro essere, non come vogliamo apparire a noi stessi, o come intendiamo presentarci davanti agli altri, ma come noi siamo veramente nell’intimo», ha detto Cantoni, alla sua ultima processione del Crocifisso da vescovo di Como. Come lui stesso ha annunciato giovedì, infatti, proseguirà il proprio mandato fino a Natale, in attesa della nomina del successore da parte di Papa Leone XIV.
«Il Signore – ha aggiunto – ci visita nel segreto, ma lo fa discretamente, senza tuttavia giudicarci, ma solo per consolare, per confortare, per rimettere ordine e farci consapevoli della bellezza e della nostra dignità di figli di Dio». Ed è proprio da questo aspetto che deve iniziare «la nostra conversione: ci fidiamo di colui che ha dato prova di amarci e ha dato tutto sé stesso per noi. Perciò lo ascoltiamo, avendo parole di vita eterna, e con vero pentimento decidiamo di tornare a lui».
Cristo «ci ha raggiunto nel profondo, nelle tenebre e nell’ombra di morte, ci illumina ora con la sua luce sfolgorante, ci scuote dal nostro torpore e noi siamo risvegliati dalle sue potenti ed efficaci energie di risurrezione». Da qui l’invito a diventare «uomini e donne della Pasqua», ossia «persone rinnovate dall’acqua battesimale, principio e sorgente di vita nuova, rigenerata dal perdono vivificante», ha detto il cardinale.
«Il Risorto ci fa passare dal peccato alla pace dell’anima, dalla indifferenza alla presa di coscienza delle nostre responsabilità sociali, dal disinteresse per gli altri al dovere di prendercene cura, dalla aggressività nelle nostre relazioni alla volontà di pace, segno di un cuore rinnovato, dal momento che lo Spirito Santo ci ha trasfigurato». Un appello che non deve restare inascoltato.
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