Da Como a Hong Kong. La storia di Cristina, manager a 23 anni
Generazione in viaggio. Dal Caio Plinio a Maastricht poi la metropoli asiatica: «Una trentina di colloqui fatti ma se non bussi alle porte, nessuno ti aprirà mai»
Lettura 2 min.Se c’è una lezione che la storia di Cristina De Stasio regala a chiunque si affacci con timore al futuro, è che le opportunità non arrivano per caso: bisogna andare a bussare alle porte con tenacia, senza la paura di ricevere un no. Oggi Cristina ha ventitré anni, vive a Hong Kong e ricopre un ruolo di grande responsabilità nella gestione dei clienti europei per Monks. Ma per capire come sia arrivata fin lassù, tra le luci di una delle metropoli finanziarie più dinamiche al mondo, bisogna fare qualche passo indietro, ai tempi delle scuole superiori a Como.
«Sono uscita dal Caio Plinio con novanta. Non studiavo male, ma a livello comunicativo non riuscivo a esprimermi in inglese - racconta Cristina con la schiettezza che la contraddistingue -. Vengo da una famiglia normalissima e non potevo permettermi una vacanza studio. Così, tra la quarta e la quinta superiore, sono andata a fare la ragazza alla pari in Inghilterra, a Newton Ferrers, vicino a Plymouth. Sono arrivata lì che non sapevo dire niente. I bambini ridevano e mi chiedevano: “Ma stai capendo quello che diciamo?”. Io rispondevo di sì, ma non capivo nulla. Poi, parlando ogni giorno è andata sempre meglio».
Tornata in Italia, il superamento del test Ielts apre la strada per l’università all’estero. La scelta cade sull’Olanda, ma le difficoltà non tardano a presentarsi. «All’inizio dall’università di Maastricht mi avevano detto di no, perché avendo fatto un istituto tecnico e non un liceo, per i loro criteri mancavano dei requisiti. Sapevo però che non poteva essere un no definitivo. Con le mie professoresse del Caio, che sono state straordinarie - e che rivedo sempre volentieri per un caffè quando torno a Como -, abbiamo steso un documento dettagliato con le ore di matematica e le attività svolte. Ho chiesto che valutassero il mio profilo sui documenti reali. Alla fine mi hanno presa».
A Maastricht il metodo di studio è il Problem-Based Learning: poche lezioni frontali, classi da dodici studenti e discussioni continue. «Se non avevi letto i capitoli prima della lezione, eri costretto a fare scena muta. Mia mamma, che è dell’Ucraina e si è costruita da sola, mi diceva sempre: “Io purtroppo non ti posso aiutare; usa le ore a scuola per imparare al meglio”. Questo insegnamento mi è servito tantissimo».
Durante il percorso in International Business e Finance, Cristina sceglie di fare l’Erasmus a Hong Kong. È un colpo di fulmine. Una volta laureatasi a giugno 2025, rifiuta la prospettiva di stage poco valorizzanti e decide di puntare tutto sulla metropoli asiatica. «Mi son detta: cosa posso offrire a una società a Hong Kong? Parlo italiano: magari può servire a qualcuno. Sono andata sul sito della Camera di Commercio Italiana a Hong Kong e ho scritto a tutti i contatti. Ogni giorno mi dicevo: scrivi cinquanta email. Ho fatto una trentina di colloqui».
Tra le varie opzioni spunta la società Monx, realtà fondata da Stefano Passarello, imprenditore ben noto nell’ambiente della consulenza aziendale e fiscale a Hong Kong. Passarello, dopo aver ceduto la sua precedente attività ed essersi dedicato ad altri progetti, è tornato sul campo per affiancare imprese ed europei che vogliono aprire società in Asia. «Il founder, Passarello, qui lo conoscono tutti - spiega Cristina -. Scherzando dice sempre che sua moglie gli dava dello stacanovista che non riesce mai a stare fermo: c’è chi ha la passione per le auto o la lettura, a lui piace parlare di tasse e trovare soluzioni fiscali per fare risparmiare i clienti».
A credere fin dal primo momento nelle potenzialità di Cristina è stato il manager dell’ufficio di Hong Kong, Filippo Sannazzaro. «Filippo mi ha fatto un solo colloquio ma ha subito capito il potenziale e ha scommesso su di me proponendomi un contratto full-time a ventitré anni. Mi dà una fiducia immensa ogni singolo giorno. Soprattutto quando qualcuno, vedendomi giovane, vorrebbe sorpassarmi e chiede di parlare col “capo”: Filippo li rimanda sempre da me, riaffermando il mio ruolo. Lavoriamo fianco a fianco, c’è un rapporto di stima e fiducia bellissimo».
Oggi Cristina gestisce la compliance, la contabilità e le pratiche aziendali dei clienti italiani di Monks, muovendosi con sicurezza nei contesti di networking internazionale. «Ai miei coetanei che hanno paura dico: provateci. È normale avere paura. Se capisci che chiedendo si aprono le porte, la timidezza sparisce e scopri che puoi rendere possibile anche ciò che sembrava impossibile. Bisogna bussare alle porte, perché sennò nessuno ti aprirà mai. La cosa più brutta che può succedere? Un no o una piccola figuraccia, ma comunque ci hai provato».
© RIPRODUZIONE RISERVATA