Dal Giovio alla Bce . Un lungo percorso senza mappa

Generazione in viaggio. Sebastiano è partito da Brunate. Ha lasciato Bruxelles per servire colazioni ai senzatetto. Oggi è a Francoforte, ma mantiene le sue radici

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Un chilometro dopo l’altro, il percorso sembra lineare soltanto se guardato a ritroso. Perché a chiederglielo direttamente, Sebastiano Cavallanti, brunatese classe 1999, ammette subito la sua filosofia di vita: «Guardo sempre al momento presente: qual è la cosa migliore per me in questo periodo? È una modalità che mi ha sempre accompagnato nelle scelte».

E a giudicare da dove lo ha portato questo approccio, la bussola sembra funzionare.

Il punto di partenza è il liceo scientifico Giovio. «Il corso tradizionale è stata per me un’ottima scelta: coniuga la matematica con un’attenzione importante alla parte umanistica, alla filosofia, al latino. È stata veramente un’ottima esperienza», racconta Sebastiano, che da quell’aula ha tratto due elementi fondamentali: le basi analitiche e un gruppo di amici d’acciaio.

«Una classe stupenda. Sono passati più di dieci anni da quando avevamo iniziato e continuiamo a vederci. La settimana scorsa sono anche venuti in dieci a trovarmi a Francoforte».

Dopo il liceo, la strada prosegue con la laurea triennale in Scienze Internazionali alla Statale di Milano, per poi deviare verso la magistrale in Economia e Politica Economica a Bologna.

«Alla fine mi sono reso conto che la parte che mi interessava di più era quella economica e quantitativa. Volevo capire come lo Stato e le istituzioni interagiscono con il sistema economico. Mi sono sempre posto l’obiettivo, che sia nel piccolo sul territorio o nel grande, di lavorare per migliorare la qualità della vita delle persone».

Dopo la laurea arrivano le prime candidature per il post-università e l’approdo a Bruxelles. Entra in Verian, un’azienda che gestisce progetti di ricerca quantitativa e sondaggistica per conto delle istituzioni europee, tra cui l’Eurobarometro.

Dopo sei mesi di tirocinio arriva la proposta di un contratto a tempo indeterminato.

Un traguardo ambito, la stabilità in una capitale internazionale vissuta con entusiasmo. Eppure, proprio in quel momento, scatta qualcosa.

«Volevo un lavoro più analitico, di ricerca sui dati vera e propria. In più mi era rimasto il pallino del servizio civile, ispirato da un mio amico», spiega Sebastiano. Così compie un gesto azzardato: lascia il lavoro sicuro in Belgio e fa domanda per un progetto Caritas gestito dalla sede di Udine e destinato alla periferia di Buenos Aires, a San Martín. «In famiglia c’era qualche perplessità, ma i miei genitori mi hanno sempre lasciato autonomia e hanno creduto in me. In Argentina ho trovato un contesto molto difficile, segnato da anni di forte inflazione e crisi economica, dove la tossicodipendenza ha trovato terreno fertile. Mi ha colpito moltissimo vedere persone che non hanno molto, dare tutto il tempo a disposizione per chi è più in difficoltà. Mi ha fatto capire quanto siamo privilegiati». Tra i momenti di forte impatto umano e piccoli rischi quotidiani - «ai miei colleghi è capitato di trovarsi bloccati con una pistola puntata, purtroppo la criminalità fa parte della realtà locale» -, l’esperienza in Argentina lascia un segno indelebile.

L’avventura sudamericana, prevista per un anno, si interrompe dopo otto mesi per una telefonata inattesa. In Germania cercano proprio lui.

«Mentre ero in servizio vedo una chiamata dalla Germania e delle mail di ex colleghi, sapevano che conoscevo il progetto Safe, il sondaggio che monitora l’accesso al credito e le aspettative inflazionistiche delle imprese nell’Eurozona, e mi hanno offerto un tirocinio alla Bce».

Il passaggio è quasi surreale: «Il cambiamento è stato un bel colpo: un giorno servivo la colazione ai senzatetto in Argentina e poco dopo ero a Francoforte, nel Direttorato di Statistica della Bce, a produrre dati che servono ai policy maker per prendere decisioni cruciali».

Oggi a Francoforte Sebastiano analizza le risposte di oltre 32mila imprese europee, ma mantiene lo sguardo aperto sul futuro. Tra le opzioni all’orizzonte, oltre il desiderio di rimanere in Bce, ci sono un possibile dottorato per continuare la ricerca, una nuova esperienza nel volontariato, o lo studio del vietnamita per riavvicinarsi alle origini della madre. E il ritorno in Italia? «Io tengo la porta aperta. Ho un legame fortissimo con il territorio: sono stato in consiglio comunale a Brunate per due anni, ho giocato nella squadra di calcio, suonato nella banda, fatto l’animatore. Certo, su Como e sul turismo di oggi sono un po’ critico: vedo costi della vita schizzati alle stelle e poca visione a lungo termine per migliorare la vivibilità dei cittadini. Ma Como resta bellissima, piena di affetti e amicizie. Se ci lamentiamo noi in Italia, cosa dovrebbero dire altri 194 paesi al mondo? Scegliere di rimanere o tornare a lavorare sulla propria comunità è una scelta valida e bellissima».

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