Dal Monte Goj: «Noi evacuati di notte, vigili del fuoco eccezionali»

Il racconto Stefano Manzi si trovava nella sua casa di Muggiò quando è stato costretto ad andarsene per via dell’incendio. «Ci hanno fatto spostare le auto per il rischio che esplodessero. Tanta solidarietà e fatica dagli operatori»

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Le fiamme che illuminano la montagna, un albero dopo l’altro. Il fumo che preme contro le finestre. E il suono di un citofono che costringe a fare le valigie in fretta e furia, perchè casa non è più sicura.

Nella notte più dura per il Monte Goj, a fare i conti con l’incendio non sono stati soltanto gli operatori dei vigili del fuoco e protezione civile, ma anche i residenti di Muggiò. Una cinquantina, evacuati da due palazzine di via Caprani perchè l’aria si era fatta irrespirabile e le fiamme pericolosamente vicine agli edifici. Tra di loro c’era anche Stefano Manzi, che ora si trova al sicuro e testimonia quanto vissuto nella notte tra il 13 e il 14 agosto. Nella telefonata, ci tiene subito a puntualizzare una cosa: «L’organizzazione è stata pazzesca: sono arrivati subito i soccorsi, una decina di auto pompe dei vigili del fuoco, e ho visto che prendevano l’acqua un po’ dal lago di Montorfano e un po’ da Albese».

Mentre le camionette scivolavano in strada una dopo l’altra, nella speranza di contenere l’incendio il più possibile, «vedevamo il fuoco salire verso le nostre case - continua Manzi -. A un certo punto sembravano lambire una villa vicina, quella rosa accanto al residence di via Caprani, che è dove vivo io. È un residence con tre palazzine, la prima è stata evacuata subito. La seconda, la mia, in un secondo momento». Come funziona in casi come questo? «Ci hanno fatto fare le valige e ci hanno detto di andarcene, nel frattempo avevamo già spostato tutte le nostre auto su indicazione dei vigili del fuoco, perché rischiavano di esplodere. Poi, ad un certo punto, non si poteva nemmeno più salire in auto».

Di quella fuga, rapida ma organizzata, tinta di rosso come il cielo comasco e raccontata sui social da centinaia di fotografie, Stefano Manzi ricorda tutto. In particolare lo sforzo dei vigili del fuoco, che con l’imbrunire di giovedì non hanno più potuto contare sull’aiuto degli elicotteri e hanno difeso la montagna esclusivamente via terra, nell’attesa dei canadair arrivati ieri mattina di supporto all’emergenza comasca.

«Abbiamo visto i vigili del fuoco e la protezione civile e i volontari lottare con le fiamme, al buio, non avevano nemmeno gli idranti, solo le autopompe: sono stanti eccezionali» continua il comasco. E forse, quell’eccezionalità la racconta bene una fotografia, già virale, scattata proprio davanti al garage di Manzi, ai vigili che hanno coperto la zona di via Caprani. Indossano le tute, hanno tolto gli elmetti, sono seduti sull’asfalto bagnato tra i tubi delle autobotti proprio davanti al garage di Manzi, per riprendersi dallo sforzo della nottata. Si rispecchiano nelle portiere delle loro auto rosse. Qualcuno guarda la fotocamera, altri parlano tra di loro. «È il riassunto di quanta professionalità e solidarietà ci hanno dimostrato - conclude Manzi -. Noi siamo rimasti sempre tranquilli perché vedevamo come stavano lavorando loro».

Per tutta la giornata di ieri in piazza d’Armi è rimasto allestito un punto soccorso della Croce Rossa, a disposizione degli sfollati, ma per fortuna quasi tutti sono riusciti ad organizzarsi in poche ore e a trasferirsi da parenti e amici che vivono lontano dalla zona a rischio.

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