«Dibattito polarizzato, ci bocciano tutto. Turismo? La nuova seta»

Capigruppo Intervista a Lorenzo Cantaluppi, consigliere comunale di minoranza, capogruppo di Fratelli d’Italia e tecnico dell’acquedotto

Como

Per lui la politica è quasi una malattia, e di “guarire” non se ne parla. Affezionato alla sua Garzola e tifoso del Como, Lorenzo Cantaluppi è il capogruppo più giovane di Palazzo Cernezzi. Eppure non ne ha mai fatto motivo di timori, anzi. Guardando al calendario del 2027, c’è il desiderio di fare meglio dell’ultima tornata. Ma ancor prima di invitare i cittadini a votare, lancia a tutti un altro appello: «Guardate i consigli comunali».

Buongiorno Lorenzo, come sta andando in consiglio?

Fare minoranza è un’ottima palestra. Mi spiace che con un gruppo di maggioranza totalmente muto si sia perso un po’ il divertimento, il bello del discutere, anche in maniera sostenuta.

A lei piace la politica?

Mi ha preso fin da ragazzino, sono sempre stato super appassionato: è una malattia (ride ndr). La prima esperienza l’ho fatta nel movimento giovanile dell’allora PdL. Quando c’è stata la proposta di entrare in consiglio comunale nel 2017, ero carico.

È ancora carico?

Sì, perchè per me la cosa più bella di fare politica è aiutare le persone, farsi portavoce dei loro problemi e cercare di risolverli. Tra l’altro è un po’ quello che faccio anche come lavoro.

Parliamo della città: cosa c’è che non va secondo lei?

Tralasciando i macrotemi affrontati da tutti, un problema è che si è polarizzato troppo il dibattito, a livelli estremi. Poi mi piacerebbe fare una preliminare su un argomento e invece che rispondere il sindaco si alzi l’assessore di riferimento.

C’è qualche battaglia che ha a cuore?

Vorrei più sicurezza: microcriminalità, spaccio e degrado nella mia città non devono esistere. Parlo ad esempio di Camerlata, piazza San Rocco, via Milano, via Anzani, l’Ippocastano, i giardini a lago. Questa sicuramente dovrà essere una delle priorità della prossima amministrazione. Poi mi piacerebbe sbrogliare tanti rapporti con associazioni e società sportive, che sono andati a incancrenirsi, come la bocciofila. Cosa vogliamo? Pensionati che stanno a casa a mangiare la pastina e guardare la tv? Anche perchè gli studi dimostrano come la socialità negli anziani aiuta a mantenersi in salute.

Spesso interviene anche sul verde...

Mi fa infiammare, perchè non vengono rispettate le scadenze dei piani degli sfalci. Sembra una cosa banale, ma un giardino non curato crea degrado, e il degrado chiama degrado.

Lei che è tifoso del Como che idea ha sullo stadio?

Sono favorevole a questa società che ha risollevato una squadra che altrimenti avrebbe militato in situazioni ben più tristi. Sicuramente bisogna ascoltarla, ma il fatto di essere tifosi non ti deve accecare. La situazione va un attimino governata.

Tipo?

Tipo non abbattere una scuola per fare un parcheggio, credo sia buon senso ritenerla una sciocchezza. Però io sono assolutamente favorevole allo stadio lì, a una ristrutturazione dello stadio, a individuare aree di parcheggio, prefiltraggio e quant’altro in prossimità. Penso ad esempio all’area “ex Danzas”. Se c’è una volontà condivisa le soluzioni si trovano.

Secondo lei Como accoglie o respinge?

Como è una città super ospitale per il turista. E dove girano turisti con una certa possibilità di spesa, i prezzi aumentano. Dal bar all’affitto, lo stiamo purtroppo vivendo a Como come lo ha vissuto Firenze. Ricordiamoci però che il turismo è la seta del 2000. Sicuramente è un tema tosto.

Parliamo un attimo del suo lavoro di consigliere...

Mozioni bocciate, una dopo l’altra. Una che mi è proprio rimasta qua era la proposta di adeguare alcuni servizi igienici agli stomizzati: un qualcosa di apolitico e poco impattante a livello economico. Bocciata. Avevo chiesto poi l’intitolazione del ponte davanti all’ex manicomio, agli ex internati: una forma di scuse postume a tanta gente. Anche questa bocciata.

Cosa ne pensa della scelta di Paola Ceriello e Paola Tocchetti di abbandonare la lista Rapinese?

Per quello che hanno raccontato, credo abbiano fatto la scelta giusta. Il ruolo del consigliere comunale è, come dice la parola stessa, quello di consigliare. Se non puoi esprimere dissenso perchè sennò vieni ostracizzato, allora c’è qualcosa che non va. Mi stupisco che non ci siano state altre uscite. Non si viene votati per essere silenziosi e accondiscendenti.

Aspettative per il 2027?

Fare meglio dell’ultima tornata, magari arrivare al ballottaggio, provare a tornare al governo e far cambiare direzione a tante situazioni che si sono create in questi anni. Per quanto riguarda la maggioranza, sono molto scaramantico. Caparezza cantava: «Il secondo album è sempre il più difficile». Un secondo mandato potrebbe non essere così scontato se ci si ritrovasse con un candidato di centrodestra con un certo appeal e che possa fare da contraltare.

Lei ha mai pensato di fare il sindaco?

Mai dare limiti alla Provvidenza, però mi sembra prematuro per me. Credo che le aspirazioni di crescita siano legittime per chi fa politica. Certo è che quello di sindaco è un ruolo assolutamente complicato. Mai dire mai, ma ci vuole una certa preparazione, magari un’esperienza in giunta.

A proposito: che rapporto ha con Rapinese?

Lo conosco di persona da 9 anni. Cerco di essere amichevole con tutti, quindi sicuramente c’è della cordialità. Spiace vedere che all’interno del consiglio si usino certi termini e toni. Mi sembra che si esageri, proprio per un discorso di rispetto della persona.

E con gli altri gruppi come va?

A livello di minoranza, su tanti temi si cerca sempre di collaborare, perchè ci sono persone molto preparate in ogni gruppo.

Mi dice un pregio del sindaco?

È un ottimo oratore, bisogna riconoscerglielo.

Lei è il capogruppo più giovane e uno dei consiglieri più giovani...

Non ho mai provato soggezione per questo, anzi ne ho fatto un motivo di orgoglio. Soprattutto perchè quando eravamo in giro a fare la prima campagna elettorale, mi venivano a dire: «Ta set trop giuvin». Comunque credo che non sia l’età a fare una persona. Piuttosto è la coerenza che si riesce a mantenere nel tempo.

E cosa rende un consigliere tale?

Deve avere una pazienza clamorosa, una voglia di ascoltare chi la pazienza non ce l’ha e la volontà di aiutare le persone. Magari, quando fai sistemare una buca, fai contento un comasco su 84mila, però per lui quel problema era il problema.

Il suo gruppo ha fatto degli errori?

Non saprei dare un tema preciso perchè si può sempre puntare a fare meglio. Ogni volta che qualcosa viene bocciato ci si fa una serie di domande. Potevamo fare meglio? O no? La prossima volta cercheremo di fare sicuramente meglio.

Si è mai pentito di essere entrato in politica?

Mai, non esiste. Magari arrivi fine giornata stanco e si sta in consiglio fino all’una e mezza di notte, però non è che te lo dice il dottore. Quando uno si candida sa a cosa va incontro.

I cittadini invece sanno cosa succede in consiglio?

Credo che tante cose non vengano molto percepite dalla gente. In quanti guardano la diretta? Purtroppo dal ’92 in poi il cittadino identifica il politico con il ladro e si è persa tanta fiducia. Quindi guardate i consigli comunali in streaming.

Vive ancora a Garzola?

Sì, è un posto bellissimo, casa mia, l’ascendenza da parte di mio papà è tutta di Garzola. Mi piace perchè ci si conosce, e l’uomo è un animale sociale. Purtroppo però Garzola è un quartiere rimasto senza bar, senza dottore, senza squadra.

Questa esperienza l’ha cambiata?

Cambiato no, mi ha sicuramente aiutato a crescere, mi ha formato.

Lei adesso è contento?

Sì, tendenzialmente sono contento. E soddisfatto dell’esperienza politica che sto facendo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA