Diciassette case svaligiate in 10 giorni. A processo la banda che stava nel b&b
L’inchiesta La Procura dispone il giudizio immediato per tre cileni: due arrestati a dicembre. A scoprirli i poliziotti della Mobile. Al telefono si vantavano: «Ora facciamo la bella vita»
Lettura 1 min.Uno dei componenti della banda è riuscito a far perdere le sue tracce. Dopo l’arresto dei due complici, è scomparso. Ma se mai dovesse rimettere piede in Italia, finirebbe di filato davanti a un giudice. Pure lui accusato, come i suoi amici, di una interminabile serie di furti in abitazione messi a segni lo scorso autunno.
L’inchiesta
La Procura di Como ha chiesto il processo immediato per i componenti della gang accusata di aver svaligiato case in diverse zone del Nord, Como compresa. A metà mese in aula dovranno comparire due trentenni: Francisco Gustavo Bernabè Diaz Martinez e Manuel Felice Andres Torres Guzman. Ma anche Martin Santibanez Huidobro, il più giovane della banda: vent’anni. E scomparso quando sono scattate le manette ai complici.
L’indagine della Squadra mobile della Questura di Como era scattata agli inizi di novembre, dopo che a Canzo, in via Vittorio Veneto, qualcuno aveva svaligiato un’abitazione. Facendo una serie di verifiche sui portali targa della zona, l’attenzione dei poliziotti era stata attirata da una Fiat 600. Quella stessa auto, due giorni dopo, era stata nuovamente segnalata a Galbiate, in provincia di Lecco, in occasione di un altro furto. I movimenti della Fiat 600 sono stati seguiti da un portale targa all’altro, fino a Lurago d’Erba, nella zona di un b&b. All’esterno della casa vacanza anche una Lancia Ypsilon, la cui presenza in quel di Olgiate Comasco e Uggiate con Ronago era stata notata il giorno prima. Guarda caso in coincidenza di altri due furti in abitazione. A bordo delle vetture i poliziotti hanno quindi installato delle microspie, oltre che un gps per monitorare tutti gli spostamenti.
Il vaso di Pandora si è aperto così. Anche se i ladri hanno cambiato auto ben due volte, ormai su di loro c’erano i fari degli agenti. I quali sono riusciti a documentare non meno di 17 furti in soli dieci giorni. Tra il 13 e il 23 novembre dello scorso anno il terzetto, secondo l’accusa della Polizia e della Procura, che ora ha chiesto il processo, avrebbe messo a segno furti in appartamenti ad Albate, a Montano Lucino, a Mariano Comense, a Lurate Caccivio, a Turate. Ma anche a Cernusco Lombardone, in provincia di Lecco, e ancora nelle province di Varese (a Malnate, Marnate, a Cislago, a Varese città e a Castronno), di Pavia (Vigevano, Cilavegna e Cassolnovo), di Bergamo (in città, a Dalmine e a Treviolo). La tecnica era sempre la stessa: cercavano finestre o portefinestra, foravano i serramenti o rompevano il vetro e con un cacciavite si facevano largo all’interno dell’abitazione.
«Faccio la bella vita»
Furti che hanno portato a bottini particolarmente ingenti, tanto che uno dei presunti ladri, Francisco Gustavo Bernabè Diaz Martinez, era stato intercettato mentre diceva agli amici: «Quasi quasi posso tornare in Cile a far la bella vita». E invece l’unico viaggio che farà da qui a poco sarà il trasferimento dalla cella al Tribunale per il processo.
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