Cronaca / Como città
Lunedì 16 Febbraio 2026
Disabilità e diritti: basta burocrazia. Con la riforma al centro le persone
Il punto Nasce il “Progetto di vita”: «D’ora in poi costruiamo percorsi secondo i bisogni»
Como
Con la nuova riforma sulla disabilità, legata al Pnrr, nasce il «Progetto di vita», non solo certificazioni e burocrazia, ma bisogni e opportunità.
Parallelamente alla sperimentazione estesa per l’accertamento dell’invalidità civile, con il passaggio dalle Asst all’Inps per le visite, la riforma introduce una valutazione multidimensionale, individualizzata, tarata anche in base alle volontà delle persone con disabilità e dei loro familiari.(PDF)
Cosa succede
«Fatta la certificazione tramite Asst prima e ora tramite l’Inps le persone con disabilità si rivolgono a noi – racconta Andrea Catelli, direttore del Consorzio servizi sociali dell’Olgiatese – e la novità che ci riguarda più da vicino è appunto il progetto di vita. In genere in passato a questi cittadini venivano date risposte in merito a questioni formali, burocratiche, oppure relative all’ambito sanitario, tra terapie e frequenza al centro diurno per gli utenti. Questa riforma invece, di cui si parla da anni, cerca di comprendere di più anche tutte quelle necessità, volontà, che sono più personali e che devono comunque essere lette come diritti. Certo ci vogliono i documenti, i riconoscimenti del medico, per l’esenzione o il sussidio. Ma insieme a tutti i soggetti coinvolti possiamo dare seguito al tempo libero, alla squadra di calcio, di basket, alle associazioni di volontariato che la persona con disabilità vorrà frequentare, dando risposta a un progetto globale».
L’orizzonte della vita non finisce con l’obbligo scolastico, con l’accesso garantito al pranzo servito al centro diurno, ma guarda anche ad un complesso di diritti più ampio. «Il nostro Centro di vita indipendente già si occupa di minori con disabilità – dice ancora Catelli – per ragionare di diritto all’istruzione, alla salute, ma anche a tempo libero e sport. Aggreghiamo dunque le tante realtà su un vasto territorio coinvolgendo le associazioni, le squadre, i centri giovanili, così da orientare e fornire un ventaglio di possibilità». Qui partecipa per esempio l’associazione Diversamente genitori o gli atleti con disabilità della Ultra B.
«Fatta la pratica non basta indirizzare verso il centro diurno, il percorso scolastico protetto, ora dobbiamo lavorare con un approccio su misura, per capire potenzialità e talenti delle persone con disabilità – racconta Patrizia Magretti, direttore dell’Azienda erbese dei servizi alla persona – noi già lo facciamo con personale formato, in qualità di ente che da sempre si occupa di questa tematica. Con questa riforma non guardiamo più ai limiti della persona con disabilità, ma ai suoi desiderata. Si passa dal sostegno alle aspirazioni. Il progetto di vita deve comprendere l’assistente sociale, il medico, l’insegnante, ma anche la professione e tutti quei talenti che possono interessare la propria sfera. Con noi c’è anche Ledha, la lega per i diritti delle persone con disabilità».
Progetti e percorsi
Ogni progetto ha un costo, ogni percorso deve essere disegnato anche facendo economia. Calcolato il mensile percepito, il sostegno familiare, le possibilità offerte dal territorio. «Dobbiamo conoscere la persona e la sua famiglia e stilare una valutazione multidimensionale – racconta Giampaolo Folcio, direttore dell’Associazione sociale Comuni Insieme, attiva tra Lomazzo e Fino Mornasco – ricevuta la certificazione non ci fermiamo all’Asst, all’Ats, a medici, servizi sociali e centri disabili che pure sia chiaro sono essenziali. Ma costruiamo tutti insieme percorsi secondo bisogni e richieste. Sport, tempo libero, è importante inseguire un inserimento in un contesto sociale. Come la ricerca maggiore possibile di autonomia, a partire dalla formazione professionale».
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