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Salute Le richieste di aiuto aumentano del 37%. L’appello delle scuole nella settimana Lilla
In occasione della settimana Lilla, che intende accendere i riflettori su disturbi della nutrizione come anoressia e bulimia, nei giorni scorsi il centro specializzato Ananke ha promosso a Como un sondaggio, insieme a circa 300 studenti dei primi anni delle superiori, dal Giovio al Volta, dalla Teresa Ciceri alla DaVinci-Ripamonti. Il confronto finale al cinema Astra, protagonisti gli adolescenti impegnati nella Consulta degli studenti. Tra i temi affrontati la paura del giudizio, l’immagine del corpo rilanciata sui social, l’ansia di riuscire, il timore di non essere accettati e il rapporto con il mondo adulto.
«Poco più del 50% delle ragazze e dei ragazzi non si fida degli adulti – spiega lo psicologo Giuseppe Napoli – chiesto loro se, scoperto di avere un disturbo dell’alimentazione, sono disposti a confidarsi con i grandi, con i genitori, la maggioranza risponde negativamente. Perché si vergognano, perché temono un giudizio negativo, perché preferiscono nascondersi e fuggire al confronto».
Presenti anche i referenti dell’Asst Lariana e dell’Ats Insubria.
«È vero però che se più della metà degli adolescenti con disturbi alimentari non si confida con gli adulti – spiega lo psichiatra Antonio Iraci, già primario al Sant’Anna e presidente dell’associazione Sestante che riunisce professionisti, famiglie e pazienti – circa il 50% dei ragazzi consigliano ai loro amici che manifestano questi problemi di parlarne con i medici e i genitori. C’è dunque una speranza, un sostegno tra pari. Certo il ritardo nella diagnosi è un ostacolo molto serio da affrontare, perché solo intervenendo presto abbiamo speranza di superare ombre che altrimenti si allungano per tutta la vita».
Secondo quasi tutte le autorità sanitarie che si occupano di questa tematica, i disturbi dell’alimentazione sono esplosi dal post pandemia, con un aumento delle richieste d’aiuto in media superiori al 30%. Stress, ansia, insicurezza, questi sentimenti sono più presenti rispetto al passato secondo gli esperti. Dal 2018 gli accessi agli ambulatori dedicati a queste patologie nel nostro territorio tra Como e Varese sono cresciuti del 37%, il dato risale ormai all’anno scorso. «Il trend mostra una continua crescita – aggiunge Domiziana Giola, lei pure referente del centro Ananke – il nostro Ordine degli psicologi stima che questi disturbi, in forme più o meno gravi, interessino quasi un milione di persone in tutta la Lombardia». Qualche decina di migliaia di comaschi, fatte le dovute proporzioni.
A Como e provincia da nemmeno sei mesi è nata una rete informale di genitori che condividono questi problemi, per unire le forze il contatto è genitoritulipanocomo @ gmail. com.
«Noi vorremmo anche evidenziare costruttivamente la carenza di servizi dedicati a queste patologie – spiega la referente Patrizia Castelnuovo – per diagnosticare questi disturbi, spesso gravi e invalidanti, ma anche per trattare i casi più critici, dunque nei reparti e nei letti d’ospedale».
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