Don Giusto contro Villa Saporiti: «Nessun aiuto dell’amministrazione provinciale per il volontariato in Ucraina»

Rebbio La lettera di auguri del sacerdote sul giornalino parrocchiale. E sulla città: «Messaggera di pace? Su Israele e Palestina resta a guardare»

Tosti gli auguri di don Giusto Della Valle sul giornalino parrocchiale di Rebbio. In uno scritto che apre la piccola pubblicazione, il parroco se la prende con l’amministrazione provinciale di Como, “rea”, per così dire, di non avere risposto al tentativo di coinvolgimento sostenuto dai tanti che sul territorio di danno da fare per le popolazioni ucraine vittime della guerra con la Russia:

L’opinione

«Si stanno muovendo tante energie - scrive don Giusto -: circa duecento persone sono state e sono impegnate nella raccolta di aiuti, nei trasporti, nell’accoglienza in loco, negli incontri nelle scuole, nella organizzazione di campi estivi per bambini ucraini in Val d’Intelvi e in altri luoghi. Il tutto ha un obiettivo solo - scrive ancora il sacerdote - che è quello di costruire ponti di fraternità tra il popolo italiano e quello ucraino. Purtroppo nel tentare di coinvolgere l’amministrazione provinciale di Como in questo movimento importante di solidarietà non abbiamo avuto alcuna risposta: si direbbe una attenzione “provinciale”», quando invece servirebbero «uno sguardo globale ed un impegno locale altrimenti il flusso della storia ci passa accanto». Lo scritto natalizio di don Giusto, il sacerdote degli “ultimi” che da anni apre le porte della casa parrocchiale ai tanti stranieri, giovani e giovanissimi soprattutto senza un tetto né un piatto di cibo caldo, tocca inevitabilmente anche l’altro grande tema di questi tempi bui, vale a dire il conflitto israelo palestinese. «Una delle proposte tematiche per il concorso presepi di quest’anno - si legge ancora nell’articolo - invita a pensare cosa succederebbe se Gesù tornasse nella terra in cui è vissuto in questo Natale 2023. Probabilmente Gesù non avrebbe vita lunga vista quella parte della discendenza di Erode sia da parte palestinese che israeliana che fa strage di innocenti. Gesù, di sangue ebraico, contesterebbe dall’interno i sistemi terroristici del suo popolo e di quello palestinese, non contesterebbe invece coloro che cercano la verità e li bene comune da entrambe le parti».

Il messaggio

E ancora: «Probabilmente Gesù verrebbe di nuovo ucciso anche perché sosterrebbe che su questa terra c’è posto per tutti e che i palestinesi hanno diritto a uno stato autonomo nel rispetto della suddivisione storica dei territori. Di sicuro vorrebbe che la città di Gerusalemme, fuori dale cui mura è stato ucciso, fosse città santa di ebrei, cristiani, musulmani, senza separazione di spazi e libertà di accesso di chiunque ovunque».

Don Giusto ha anche ricordato i gemellaggi della città di Como con quelle di Nablus e Netanya, chiedendosi che senso abbia mantenerli vivi in questo «inverno di disinteresse», in cui nessuno sembra volere agire. «Abbiamo una vocazione storica che è quella di essere città messaggera di pace, ma per disinteresse o per paura di lasciarci coinvolgere troppo ce ne stiamo a guardare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA