Don Giusto, la sfida solidale del formaggio: venduti in poche ore 125 chili di casera

Solidarietà Il grande cuore dei rebbiesi (e non solo) risponde alla chiamata del parroco. La cui comunità si arricchisce di altre due famiglie di rifugiati, questa volta in arrivo dall’Iraq

Dopo i quintali di cocco in beneficenza 125 chili di casera. La parrocchia di Rebbio prosegue il suo impegno a favore dei profughi, tra i quali si contano anche alcuni nuovi arrivi da Giordania e Iraq.

In settimana, in una sola serata fuori dall’asilo del quartiere, per sostenere le opere di volontariato, i cittadini hanno acquistato dei bei pezzi del più famoso formaggio valtellinese, in arrivo da un caseificio di Livigno. Grazie al passaparola, in poche ore sono state consegnate forme per circa 125 chilogrammi di formaggio, per la verità molto buono.

Già due estati fa la parrocchia di Rebbio aveva ricevuto in dono tramite la grande distribuzione la bellezza di 240 quintali di noci di cocco, una montagna di bancali, poi distribuiti ai comaschi dietro libera offerta.

Generosità

Queste iniziative attorno al campanile non sono così sporadiche, di tanto in tanto la comunità di Rebbio è protagonista di inaspettati gesti di generosità. Testimonianze di riconoscenza che la parrocchia è pronta a contraccambiare.

«Noi come tante altre piccole realtà sosteniamo la parrocchia e l’oratorio – racconta Emilio Agolini, responsabile del corpo musicale di Rebbio e organizzatore della distribuzione del casera –, tanta gente promuove attività benefiche. Ma è vero anche il contrario: la parrocchia ci aiuta e accoglie. Gli ultimi, i nuovi arrivati, ma anche diverse forze del quartiere, associazioni, si pensi a quanti gruppi ha aiutato il teatro Nuovo finalmente riaperto, quasi sempre gli spettacoli hanno finalità pro bono, sono di fatto un contenitore per raccogliere offerte e risorse».

Per capire a cosa servono i fondi basta passare da Rebbio. Proprio in settimana, assieme ad alcuni giovani scalabriniani, la sala dell’oratorio era gremita di gente, a pranzo erano ospiti due famiglie appena arrivate dai corridoi umanitari internazionali. Don Giusto della Valle, camicia a scacchi addosso, era impegnato a riempire i piatti con i volontari. «Sono due famiglie di sette e cinque persone – raccontano Anna Maria Bordoli e Sofia Petruzzi a proposito degli ultimi ospiti arrivati –, con bimbi, tutti di origine irachena, stavano da anni in Giordania, come profughi. È la Caritas ad aiutarli, in particolare quella ambrosiana ha organizzato un canale per accogliere queste persone per cercare di garantire loro un futuro». Masse di persone che fuggono per diversi motivi, passando dal Sud Sudan all’Etiopia affrontando viaggi della speranza e che non di rado non vengono riconosciute, spesso in Giordania i bambini iracheni non sono ammessi per esempio nelle scuole. «Adesso per un anno possiamo sistemare queste famiglie qui, a Rebbio – spiegano Bordoli e Petruzzi – prima in oratorio e poi nelle abitazioni di cui dispone la parrocchia». A pranzo il parroco con l’aiuto di una traduttrice ha spiegato ai nuovi venuti come funzionano la colazione, l’alloggio, i bagni, bisognerà poi pensare a imparare la lingua, all’iscrizione a scuola, al lavoro. Un’avventura tutta nuova sostenuta con tanta caparbietà da una piccola e coesa comunità, anche grazie alle noci di cocco o alle forme di casera.

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