Don Malgesini verso la beatificazione. «Una vita esemplare e un’influenza positiva»
Chiesa Il vescovo ha dato l’annuncio prima ai giovani. Ieri la colazione con i volontari impegnati nel servizio ai poveri della città di Como. A breve sarà illustrato il percorso verso la canonizzazione
Ha scelto i giovani come primi destinatari di un annuncio davvero tanto atteso: il cardinale Oscar Cantoni sabato pomeriggio si è rivolto anzitutto a loro, ancor prima di dare la notizia al resto della comunità diocesana. L’autorizzazione della Santa Sede a incominciare il processo di beatificazione di don Roberto Malgesini diventa, così, segno visibile di speranza e di futuro. Ma soprattutto di Provvidenza, ossia «ciò che Dio fa nel segreto, proprio quando apparentemente sembra non succedere nulla, ma poi in verità tutto si combina attraverso il piano misterioso d’amore del Signore».
La chiave di lettura
È questa la chiave di lettura che ha dato il vescovo di Como, legatissimo a don Roberto fin dai tempi della formazione in Seminario, nel corso della due-giorni di ritiro organizzata dalla Pastorale giovanile vocazionale. Sabato sera è stata celebrata la veglia dei missionari martiri con la fiaccolata da San Bartolomeo a San Rocco, alla presenza dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, che ha presentato la figura luminosa del beato Pino Puglisi. Un sacerdote con tanti punti di continuità con don Malgesini, tra cui anche il giorno dell’uccisione: il primo il 15 settembre del 1993 per mano di Cosa nostra, il secondo a 27 anni esatti di distanza, nel 2020, accoltellato da un senza fissa dimora nel piazzale che ora porta il suo nome.
Significativi anche i momenti in calendario ieri mattina, a partire dalla colazione condivisa in largo don Malgesini, assieme ai volontari impegnati nel servizio ai poveri della città di Como. E poi l’Eucarestia concelebrata dal cardinale Cantoni e da monsignor Lorefice, sempre con “Due vite donate, una sola testimonianza” come tema sullo sfondo.
Nei prossimi giorni sarà illustrato nel dettaglio il percorso verso la canonizzazione, che è particolarmente lungo e articolato. L’origine di tutto è la cosiddetta “fama di santità” che «deve durare e può ingrandirsi» soprattutto dopo la morte. «Quelli che hanno conosciuto la persona parlano dell’esemplarità della sua vita, della sua influenza positiva, della sua fecondità apostolica, della sua morte edificante», come spiegano dal Dicastero delle Cause dei Santi. Il processo diocesano, che ora potrà appunto prendere il via, porterà all’attribuzione dell’appellativo di “Servo di Dio” per don Roberto. Nei mesi a venire, un postulatore, appositamente nominato dalla Diocesi, collaborerà con un tribunale istituito per l’occasione con nomina vescovile per raccogliere documenti e testimonianze orali e scritte che possano aiutare a ricostruire la vita e la santità del sacerdote.
Il procedimento
Terminato questo lavoro, il materiale prodotto sarà consegnato al Dicastero per la preparazione della “Positio”, ossia il volume che sintetizzerà le prove di santità raccolte nell’ambito della Chiesa di Como e che sarà studiata da un gruppo di consultori teologi per essere poi sottoposta a un ulteriore giudizio dei vescovi e cardinali membri. Dopo eventuale giudizio favorevole, il Papa potrà autorizzare la pubblicazione di un decreto che attesti che don Roberto abbia offerto la propria vita liberamente e volontariamente per gli altri, perseverando «fino alla morte in questo proposito, in un supremo atto di carità». A questo punto, il sacerdote valtellinese acquisirebbe il titolo di “Venerabile”. Sarà poi necessario il riconoscimento di un miracolo per diventare beato, il grado che precede quello della santità e che indica una persona come modello di una Chiesa particolare. Perché si arrivi a dichiarare qualcuno santo, invece, è necessario attestare un secondo miracolo avvenuto successivamente alla beatificazione.
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