Don Roberto Malgesini dichiarato Servo di Dio. Inizia la beatificazione

Il cardinale Cantoni ha firmato l’editto. La Diocesi invita i fedeli a presentare testimonianze utili a ricostruire la fama di santità del sacerdote

Servo di Dio Roberto Malgesini. Sarà questo, d’ora in poi, il titolo che la Chiesa utilizzerà in riferimento al sacerdote degli ultimi, ucciso il 15 settembre del 2020 a Como davanti alla chiesa di San Rocco da uno dei senza fissa dimora che era solito aiutare quotidianamente.

È stato diffuso oggi pomeriggio - pur riportando la data di giovedì 30 aprile - l’editto per la causa di canonizzazione “super oblatione vitae” firmato dal cardinale Oscar Cantoni. Un documento tanto atteso dopo la «gioiosa e consolante notizia» che lo stesso vescovo aveva dato poco più di un mese fa, per l’esattezza il 21 marzo scorso, ai giovani nel corso del ritiro diocesano di Quaresima. Ossia la facoltà «di dare inizio al processo di beatificazione di don Roberto» concessa dal Dicastero per le cause di Santi.

Ancor prima del “nihil obstat” della Santa Sede, Cantoni aveva ricevuto il parere favorevole della Conferenza episcopale lombarda - ossia dei vescovi attivi in questa regione - «circa l’opportunità di iniziare la causa». Un via libera arrivato nella sessione del 17 settembre 2025, a due giorni dal quinto anniversario dell’uccisione di don Malgesini. Ed è proprio di cinque anni il limite minimo previsto dalla Chiesa cattolica per avviare il processo di beatificazione.

La “fase diocesana” della causa

Non si possono dimenticare, poi, «le attestazioni di consolazioni e stima formulate da Papa Francesco al termine delle udienze generali del 16 settembre 2020 e del 20 ottobre seguente». Già allora fu riconosciuta l’esemplarità della vita di colui che oggi - ufficialmente - può essere definito “Servo di Dio”.

Ora, dunque, entra nel vivo la “fase diocesana” della causa, un tempo di particolare importanza che coinvolge in prima persona il popolo di Dio. Questo momento, infatti, è riservato alla raccolta di materiale e di testimonianze che possano confermare (o smentire, laddove necessario) la fama di santità di don Malgesini.

«Considerata la grave responsabilità che tale decisione comporta, invito formalmente tutti coloro che fossero a conoscenza di qualche ostacolo, che possa essere discordante circa la fama di santità di detto “Servo di Dio”, a darne notizia al sottoscritto o al Postulatore», come si legge nel testo firmato dal vescovo. «A norma delle disposizioni canoniche relative al caso, tutti coloro che fossero in possesso di scritti e ogni altro documento di don Roberto Malgesini, sono invitati a porli a disposizione del Postulatore della Causa presso la Curia vescovile di Como. Se il possessore di tali documenti e/o scritti intenderà conservarne l’originale, potrà esibirne copia debitamente autenticata».

Il testo affisso nelle parrocchie

Per quattro settimane, il testo dell’editto resterà affisso non soltanto all’albo della Cancelleria vescovile, ma anche nelle parrocchie a cui il sacerdote era legato. Come nel caso della Comunità pastorale San Martino e Sant’Ambrogio di Cosio Valtellino, suo paese d’origine, ma anche della Comunità pastorale San Francesco Spinelli di Gravedona e Uniti e della parrocchia Santi Vito e Modesto di Lipomo, dove don Roberto ha operato da giovane come vicario. E poi, naturalmente, le parrocchie comasche di San Bartolomeo e San Rocco, nella Comunità pastorale “San Giovanni Battista Scalabrini”, ultima sua residenza, cuore pulsante della sua attività per il prossimo.

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