Ex orfanotrofio, la svolta: «Invisibile da troppo tempo»

Luoghi dimenticati Lo scrittore Roda: «Un’area di grandissimo fascino». L’investimento è il primo passo di un percorso da seguire con attenzione

Quella che per decenni è stata una ferita nel cuore della città, un labirinto di mura silenziose e finestre sbarrate, ha finalmente un nuovo destino. La vendita dell’ex orfanotrofio di via Tommaso Grossi non è più un’ipotesi burocratica, ma un fatto compiuto che porta al Comune 7.505.555 euro.

Il passaggio di proprietà, sebbene inizialmente accompagnato da un acceso dibattito sulla tempistica della consegna degli atti, è ormai formalizzato. Il notaio incaricato ha confermato che l’iter procede regolarmente: i documenti sono stati registrati e lunedì il plico completo arriverà negli uffici comunali, togliendo ogni velo di incertezza sull’operazione. Chi si è aggiudicato l’immobile non ha acquistato solo una straordinaria volumetria in pieno centro, ma un pezzo di memoria collettiva, dichiarato bene di interesse storico-artistico nel 2022 e sottoposto a vincoli monumentali severissimi.

A raccontare cosa si celi dietro quegli alti muri perimetrali è lo scrittore Michele Roda, autore, insieme al fotografo Gin Angri, del libro “Memorie presenti. Como, luoghi da rigenerare”. Il volume dedica un ampio spazio proprio all’ex orfanotrofio, indagandolo non solo come struttura, ma come spazio sospeso tra passato e futuro.

«L’orfanotrofio è un’area di grande fascino, assolutamente centrale ma, paradossalmente, quasi invisibile - spiega Roda -. Dall’esterno è un edificio molto chiuso, non ha una porosità di accesso. Se non si entra o non si osserva dall’alto, si fa fatica a percepirne la reale dimensione. È stato, per decenni, uno spazio completamente negato alla vista e alla fruizione dei cittadini».

Roda, che ha visitato più volte l’interno per documentarne lo stato, descrive una struttura che porta i segni di molteplici vite: «Colpisce la ricchezza delle funzioni che si sono sedimentate negli anni. Non è stato solo un orfanotrofio: è stato una scuola media, ha ospitato uffici, enti e istituzioni. Entrando si trovano ancora le tracce di questi passaggi: vecchie attrezzature della palestra, qualche lavagna rimasta appesa. Ma l’elemento più suggestivo è il modo in cui la natura ha reagito all’abbandono».

Uno degli aspetti più poetici del racconto di Roda riguarda proprio il contrasto tra l’architettura monumentale e l’avanzata del verde. «Nelle grandi corti interne si è creato un effetto particolare. La vegetazione si è letteralmente ripresa gli spazi. L’ultima volta che sono entrato, alcune aree si presentavano come un piccolo bosco che si sta ricostruendo, prendendo il sopravvento sulle pietre. È una dialettica affascinante tra l’artificio dell’uomo e la forza della natura».

La sfida

Ora che la proprietà è passata di mano, la sfida si sposta sul piano della progettazione. Essendo un bene vincolato, ogni intervento dovrà preservare la leggibilità delle caratteristiche originarie, trasformando le quattro grandi corti in spazi di nuovo fruibili. L’operazione non si limita al recupero di mattoni e cemento, ma rappresenta un’opportunità irripetibile di rinascita urbana, capace di restituire alla cittadinanza un isolato strategico che per troppi anni è rimasto un buco nero nelle mappe della città.

«È una struttura molto enfatica dal punto di vista architettonico - continua Roda -. Quando fu costruito, trasmetteva una visione chiarissima della società e del ruolo che quell’istituzione rappresentava. Oggi, l’auspicio è che si possa avviare un processo di rigenerazione partecipato. Per le dimensioni e la centralità che ha, deve tornare a essere un luogo dell’identità collettiva, non solo un’operazione economica».

Secondo lo scrittore, l’investimento finanziario è solo il primo passo di un percorso che la città dovrà seguire con attenzione: «Il costo dell’acquisto, in operazioni così complesse, è quasi secondario rispetto alla qualità della progettazione necessaria per ridare vita a spazi simili. La vera scommessa sarà coniugare la sostenibilità economica dell’intervento con la tutela di un patrimonio che appartiene alla storia di Como. Ci si stupiva che nessuno avesse mai pensato di costruire una progettualità su quello. La speranza è vedere svilupparsi nei prossimi anni un intervento di rilievo, come la città merita».

Il futuro dell’ex orfanotrofio è dunque un libro ancora da scrivere, ma dopo vent’anni di attesa, finalmente la prima pagina è stata voltata.

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