Fake news sugli stupri: l’istituto Jean Monnet denuncia

«Procurato allarme» Esposto in procura presentato dall’istituto di Mariano. Intanto decine di minori sotto esame della Polizia per prevenire gli scontri

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L’Istituto superiore “Jean Monnet” di Mariano Comense è la prima scuola del Comasco a decidere di non accettare passivamente quanto accaduto nei giorni scorsi, con le fake news diffuse via social per preallertare violenze e stupri sulle ragazze che avevano avuto come effetto immediato lo svuotamento delle aule per paura. Una notizia falsa, successiva ai fatti di Milano e agli assalti dei negozi in centro – con anche aggressioni alle persone – che aveva creato un notevole allarme sociale. Fino, appunto, ad arrivare a svuotare le aule delle scuole del Comasco.

L’istituto superiore di Mariano Comense ha deciso di presentare un esposto in Procura e in Questura per raccontare i fatti e chiedere all’autorità giudiziaria di verificare eventuali reati penali, a partire dall’interruzione di un pubblico servizio. «Chiediamo l’intervento dell’autorità giudiziaria per accertare i fatti e i loro responsabili – scrive il “Jean Monnet” – per ripristinare la sicurezza dell’attività scolastica». Chiedendo anche di valutare la presenza di eventuali illeciti penali individuandone di conseguenza i responsabili.

Il tutto, come detto, nasce dalle chat degli studenti che nei giorni scorsi avevano portato a diffondere la notizia falsa secondo cui gli autori dei saccheggi di Milano avrebbero proseguito nelle loro condotte, programmando aggressioni sessuali contro le studentesse lombarde sia alle superiori sia nelle università. Una notizia destituita di ogni fondamento, una fake news, che tuttavia aveva avuto il suo effetto visto che all’indomani le percentuali di assenza tra i banchi erano state elevatissime, in alcuni istituti anche sopra al 60%. Notizie che hanno comportato uno stato di «grave turbamento nelle studentesse dell’Istituto», scrivono dal Monnet, con la conseguente alta astensione dalle lezioni per la paura di subire minacce. Un fatto che ha comportato una interruzione di quello che avrebbe dovuto essere il regolare svolgimento delle lezioni per cui ora l’Istituto di Mariano Comense ha chiesto alla Procura di Como di intervenire, individuando i responsabili.

Ma mentre il mondo della scuola si muove a tutela dei propri studenti, anche la Digos sta facendo altrettanto in vista della giornata di sabato per quando è stato annunciato il ritrovo a Como con intenti bellicosi. La polizia sta scandagliando i contatti dei gruppi social che avevano diffuso la “convocazione”. Tre minori della nostra provincia – due residenti anche in città – sono già stati denunciati e le loro abitazioni perquisite, recuperando anche una mazza, ma le attività proseguono perché sarebbero decine le figure finite nel mirino degli agenti.

Ieri intanto si è appreso, a margine dei servizi per contrastare anche le “ronde” in difesa della città organizzate fin dalle ore successive alla notizia dei rischi per Como, che nel corso dei controlli della notte scorsa che avevano portato ad identificare 28 persone vestite di nero, sono stati anche recuperate – nei giardinetti di via Nazario Sauro – mazze e anche una pistola da softair che erano state qui nascoste. Non è assolutamente chiara la attribuzione di quanto recuperato e nessuna pista al momento viene esclusa. Ma anche questa scoperta (che pare comunque non riconducibile ai manifestanti) va ad inserirsi in un clima che in questi giorni è più teso che mai.

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