Fino a 600 euro per la prima superiore. Sorpresa Ripamonti: si spenderà meno

Scuola La spesa delle famiglie varia a seconda dell’indirizzo di studi: il classico è il più caro. Per risparmiare c’è chi sceglie l’usato, da scovare in libreria o tra le piattaforme social

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Carrelli pieni di quaderni, penne e ogni prodotto di cancelleria necessario: mentre le scuole riposano a porte chiuse, per le famiglie è iniziata la corsa all’approvvigionamento del materiale scolastico. Una corsa costosa, si sa, la cui quota principale è rappresentata dai libri di testo, specie per chi a settembre inizierà le superiori.

Nella scelta dei volumi da adottare, le scuole devono rispettare dei vincoli ministeriali, alcuni stabili, altri diversi ogni anno. A Roma viene infatti fissato il tetto massimo di spesa, che quest’anno va dai 267 ai 346 euro a seconda dell’indirizzo di studi ed è stato adeguato dell’1,5% per l’inflazione. Detta così, sembra che gran parte delle scuole l’abbiano violato, ma non è il caso. Il ministero dell’Istruzione prevede infatti che gli istituti possano sforare fino al 20% se l’aumento è giustificato. Inoltre, nel caso in cui i testi adottati siano in versione mista carta+digitale, o addirittura soltanto digitale, la quota di spesa calcolata viene ridotta, permettendo quindi alla scuola di restare dentro i limiti del ministero.

In città, gli studenti che spenderanno di più sono quelli del Volta, e non è una sorpresa. Perchè ai libri di testo si aggiungono sempre i vocabolari di lingua greca e latina, che costano più di un centinaio ciascuno, portando così la spesa totale a 610,10 euro. Seguono il liceo scientifico al Giovio, con 444,60 euro e il corso di chimica al Setificio, per cui i nuovi studenti spenderanno 365,45 euro. Al Caio Plinio nel primo anno del biennio l’esborso andrà dai 351,55 ai 360,65 euro, a seconda della lingua straniera scelta oltre all’inglese. Più bassa la forbice alla Magistri, che va da 342,35 ai 357,85 euro a seconda dell’indirizzo di studi. Ai neoliceali di scienze umane del Ciceri, spetta una spesa di 346 euro, a chi frequenterà l’indirizzo commerciale del Pessina 312,10 euro.

In controtendenza, e più economico, è il caso (unico) dell’istituto Da Vinci Ripamonti, dove la spesa per i libri al primo anno di grafica si attesta a 280,60 euro. Tra l’altro, mentre il mondo della scuola si trova a fare i conti con il caro libri, la Ripamonti ha visto calare la spesa per le famiglie. È stato così quest’anno e pure l’anno scorso. Situazione opposta si è verificata all’istituto Pessina, costretta ad un aumento del 14% nel giro di due anni.

L’alternativa

In realtà, tutti i costi visti finora possono essere ridotti percorrendo la via dell’usato, che a volte regala libri quasi intonsi con una riduzione dal 30 al 50% sul prezzo di copertina. Al Libraccio di via Giulini, storico punto di compravendita di testi scolastici usati, nelle scorse settimane è comparsa la tradizionale coda, sia per acquistare che per cedere i vecchi libri e guadagnare una piccola somma da rispendere per il prossimo anno scolastico. Giraskuola, piattaforma che mette in contatto gratuitamente venditori e acquirenti di libri e materiale scolastico per scuole di ogni grado, non è più disponibile: il Comune di Como vi aveva aderito in passato, ma non compare più nell’elenco di Giraskuola. In alternativa, rimangono i canali social: offerte e annunci di ricerca circolano anche nei gruppi Facebook, nelle chat e, spesso, negli account Instagram dedicati alle scuole superiori, creati dagli studenti stessi. Il tutto a patto che non si tratti di libri di nuova adozione: in quel caso niente scorciatoie.

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