(Foto di archivio)
La denuncia Due donne si sono spacciate al telefono per dottoresse dell’ospedale Valduce. Prima chiesti ventimila euro per l’operazione, poi l’accordo sui gioielli come “garanzia”
Lettura 1 min.Si allarga ancora il mondo delle truffe, con nuove figure che finiscono con l’essere indirettamente coinvolte con il solo fine di usarne il ruolo pubblico per raggirare la parte più debole della popolazione, a partire principalmente dagli anziani. Dopo i finti agenti di polizia, i finti carabinieri, i finti tecnici del gas, dell’acqua, della luce e pure gli emissari del Palazzo di Giustizia, nelle ultime ore a Como è stato portata a termine una truffa in cui i malviventi – entrambi donne, entrambi italiane – hanno finto di essere medici, in questo caso dell’ospedale cittadino Valduce.
Come sempre avviene in questi casi, i truffatori mettono pressione agli anziani puntando su questioni affettive, per sconvolgerli emotivamente ed impedire di ragionare e sventare il colpo. Nella vicenda di cui stiamo scrivendo, al telefono fisso di questa coppia di comaschi ottantenni è arrivata una chiamata che riferiva un fatto drammatico, ovvero che la figlia era stata richiamata e ricoverata d‘urgenza al Valduce per un brutto tumore su cui intervenire il prima possibile e scoperto con recenti esami clinici.
Per questo servivano soldi immediatamente, oltre 20 mila euro quelli chiesti dai truffatori. Gli anziani non avevano quei soldi, ed è stato a quel punto che la voce femminile al telefono ha passato la parola ad un sedicente “medico” che oltre a riferire in merito alla gravità della situazione si sarebbe “offerto” di operare subito anche a fronte di qualcosa dato come semplice “garanzia”. E quel qualcosa sono poi stati oggetti preziosi che i due signori comaschi avevano in casa, quantificati in circa 250 grammi di gioielli di diverso tipo e valore. L’epilogo del raggiro è andato in scena quando la voce al telefono, ovvero il finto medico, ha invitato il padre della ragazza da operare a raggiungere l’ospedale e proprio in quel momento, appena la moglie è rimasta sola in casa, una complice si è presentata alla porta suonando il campanello per poi ritirare gli oggetti preziosi che erano stati riposti in una borsa.
Quando l’anziano genitore, spaventato per le condizioni della figlia, è poi giunto in ospedale, chiamando un parente per chiedere in quale corsia fosse la figlia da operare (parente che secondo i truffatori era al corrente di tutto) è poi emerso il raggiro, perché nessuno sapeva niente di quella storia, totalmente inventata.
Alla vittima non è rimasto altro da fare che presentarsi nella caserma dei carabinieri di Albate per riferire quello che era successo, nella speranza che in qualche modo si possa risalire ai responsabili della truffa, tra cui almeno due donne, quella al telefono e quella giunta in casa a ritirare la borsa.
Gli inviti sono però sempre gli stessi: mai consegnare preziosi, contanti, oggetti in oro a persone sconosciute, che si presentato alla porta di casa con qualsiasi pretesto, facendosi precedere da telefonate angoscianti in cui l’unico obiettivo è sempre e solo quello di mettere le vittime in difficoltà psicologica, senza permettere loro di avere il tempo di confrontarsi con qualcuno e di reagire. Nel dubbio, insomma, è sempre meglio chiedere di poter fare prima una telefonata alle forze di polizia.
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