Fondazione Seta, Rapinese contro tutti. Il Comune via dal nuovo ente
Tessile Entro Natale la fusione di museo, Setificio ed ex allievi: ma Palazzo Cernezzi non ci sarà. La rottura dopo la richiesta del sindaco di ridurre il numero dei consiglieri
Lettura 2 min.Como
La Fondazione della Seta nascerà prima di Natale, ma sarà orfana della partecipazione del Comune di Como. Una defezione importante, non tanto per la quota associativa che verrà a mancare (Palazzo Cernezzi versa oggi al Museo della Seta, che è uno dei promotori, 40mila euro all’anno, come la Provincia e la Camera di Commercio) ma che non inciderà sull’assetto economico del nuovo ente, quanto perché una delle componenti pubbliche si chiama fuori proprio mentre il mondo associativo e delle imprese fa uno sforzo corale per dar vita a una realtà di maggior forza giuridica e in grado di intercettare più finanziamenti.
Oltre cento a favore
La coralità, per la verità, non è venuta a mancare: nelle tre assemblee con cui i promotori - Museo della Seta, Fondazione Setificio e Associazione ex allievi del Setificio - hanno votato la nascita del nuovo ente, oltre cento consiglieri hanno votato a favore e solo due - dei 29 che siedono nel Cda dell’associazione Museo della Seta e dei quali non è dato conoscere il nome - si sono espressi contro.
All’assemblea del Museo della Seta - ente in cui il Comune siede con Provincia, Camera di commercio, associazioni di categoria, ex allievi e 26 aziende tessili, e nel cui Cda ha nominato Daniele Roncoroni - le ragioni dell’amministrazione comunale sono state ribadite da Monica Doria, assessore al Bilancio: la composizione degli organi direttivi del nuovo ente, ha detto in soldoni, non ci sta bene, quindi usciamo dal museo e non ci saremo nemmeno della Fondazione della Seta.
La rottura si era già annunciata sei mesi fa, quando la nuova realtà aveva mosso i primi passi. Al centro del contendere con Rapinese il numero degli amministratori: al posto dei circa 20 previsti, il sindaco ne vorrebbe otto (tutti senza emolumenti) oltre a una serie di sottocommissioni alle quali delegare temi specifici. Questione - pare di capire, visto che sul tema il sindaco non si è mai espresso, e anche ieri non ha accolto la richiesta di farlo - che chiama direttamente in causa la rappresentatività e il peso specifico dei vari soci all’interno della governance della nuova fondazione. Per ora comunque il Comune non ha formalizzato l’uscita dall’associazione del Museo della Seta, uscita che pure - da statuto - dovrebbe comunicare per iscritto entro il 30 settembre: anzi, la scorsa settimana ha regolarmente versato la propria quota associativa. Ora i tre enti promotori devono osservare 60 giorni di intervallo, per dare il tempo di formalizzare eventuali ricorsi, poi - verso la fine di novembre - l’iter riprenderà, con l’obiettivo di varare la Fondazione della Seta prima di Natale.
La prospettiva di partire senza il Comune probabilmente è vissuta un po’ da tutti come una sconfitta ma non sembra turbare più di tanto gli animi: la nuova Fondazione ha numeri e risorse per stare in piedi anche senza Palazzo Cernezzi.
Primo caso in Italia
Questo tipo di fusione è attualmente il primo caso in Italia. La Fondazione della Seta potrà accedere a bandi riservati agli enti del terzo settore, entrare nell’elenco dei beneficiari del 5 per mille, promuovere iniziative di raccolta fondi e svolgere molte altre attività caratterizzanti gli enti del terzo settore, fino ad oggi precluse ai soci fondatori.
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