Cronaca / Como città
Lunedì 16 Febbraio 2026
Frontalieri, la tregua è finita? Minaccia di stop ai ristorni
Svizzera La Confederazione dovrebbe rivedere al ribasso la quota dei ristorni da versare all’Italia
«Possiamo bloccare i ristorni. Roma ha violato l’accordo». Quindici anni dopo lo strappo istituzionale che aveva portato il Consiglio di Stato (l’omologo della nostra Giunta regionale) a congelare il 50% dei ristorni destinati ai nostri Comuni di confine, la Lega dei Ticinesi, partito in forte affanno sotto il profilo dei consensi, è tornata a rendere credibile la minaccia, prendendo come “casus belli” l’applicazione della “tassa sulla salute”, riservata ai “vecchi” frontalieri. “Chiudiamo i rubinetti all’Italia”, il titolo a tutta pagina che campeggiava ieri mattina sul “Mattino della Domenica”, il domenicale leghista che ha come direttore il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri.
Per rendere appieno il concetto, è opportuno ricordare da un lato che lo scorso ottobre la Svizzera ha staccato all’Italia un assegno da 120 milioni di franchi, 112 dei quali riconducibili al solo Ticino e dall’altro che senza i ristorni, che il nuovo accordo fiscale ha blindato (sulla carta, a questo punto) sino al 2034, molti Comuni - soprattutto i più piccoli - non riuscirebbero a chiudere i bilanci. Nella foto a corredo della copertina del “Mattino della Domenica” si notano i due consiglieri di Stato leghisti - Norman Gobbi e Claudio Zali - chiudere neppure troppo metaforicamente un grosso rubinetto in cui campeggia il nostro Tricolore, mentre da lontano un altro consigliere di Stato Christian Vitta osserva con sguardo interessato la scena. Era stato proprio Christian Vitta in un’intervista al “Corriere del Ticino” a riaprire la partita - che sembrava ormai chiusa da tempo - del blocco dei ristorni. “Con l’introduzione della “tassa sulla salute” sono cambiate le condizioni che regolavano l’accordo tra Italia e Svizzera sull’imposizione ai frontalieri - le sue parole -. Dunque la Confederazione dovrebbe rivedere al ribasso la quota dei ristorni da versare all’Italia”. Ora la Lega dei Ticinesi ha deciso di fare propria questa dibattuta vicenda, rimarcando con Lorenzo Quadri due aspetti significativi, almeno dal punto d’osservazione privilegiato del Ticino. “In estrema sintesi con la “tassa sulla salute” - un’imposta applicata dall’Italia ai “vecchi” frontalieri - la vicina Penisola violerebbe l’accordo alla base del versamento dei ristorni, i quali hanno ormai raggiunto quota 112 milioni di franchi”, il primo aspetto evidenziato dal direttore del “Mattino della Domenica” nell’editoriale di ieri.
«I ristorni vengono versati perché i “vecchi” frontalieri vengono tassati in Svizzera, ma non in Italia. Se anche quest’ultima comincia a tassarli, la costruzione cade», il secondo aspetto. Ora, al netto che il nuovo accordo fiscale ha messo al riparo i ristorni (sulla carta) da sorprese, è bene che la politica italiana, a tutti i livelli istituzionali, cominci a far sentire la propria voce sia sull’asse tra Milano e Bellinzona sia su quello tra Roma e Berna. Perché senza i ristorni vengono meno tanti presupposti che regolano i rapporti di confine. Al momento peraltro a Bellinzona sembra esserci un’alleanza tra Lega dei Ticinesi e Partito Liberale Radicale che su questo argomento sensibile non promette nulla di buono, almeno per quel che ci riguarda.
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