Giulio, l’Olanda per cambiare rotta: «Qui sono libero»
Generazione in viaggio Dal Politecnico ai Paesi Bassi per mettersi in gioco e conquistare una piena autonomia. Tra studio e lavoro (in una startup) «posso mantenermi»
Lettura 2 min.Cercare la propria strada e costruirsi un’identità adulta significa talvolta prendere un volo, allontanarsi dai paesaggi familiari e mettersi alla prova in un contesto del tutto nuovo. È il percorso scelto da Giulio Campioni, ventiquattrenne originario del centro di Como che, dopo aver completato il corso di laurea triennale in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano nel 2024, ha deciso di impacchettare progetti e ambizioni per trasferirsi nei Paesi Bassi.
«Di base c’è una storia personale - racconta Giulio riavvolgendo il nastro della sua scelta -. Volevo andarmene via da casa perché sentivo la forte necessità di vivere da solo e di prendermi le mie responsabilità. Il Politecnico di Milano è un’università eccellente che ti prepara tantissimo dal punto di vista nozionistico e teorico, ma ti lascia davvero poco tempo per vivere la quotidianità: c’è poca vita sociale rispetto a quella che dovresti avere alla tua età, tra i 19 e i 22 anni. Passare tutto quel tempo sui libri era diventato complicato dopo un po’. La mia famiglia è fantastica, ma avevo una gran voglia di uscire dal nido e mettermi in gioco».
La scelta della destinazione finale è caduta sulla TU Delft. «Non ho pensato troppo ai ranking o alle classifiche universitarie - precisa Giulio -. La qualità dell’università italiana, e del Politecnico in particolare, è già altissima. Sapevo però che in Olanda avrei trovato un ambiente universitario e sociale un po’ più rilassante. Il mio corso è il Master in Mechanical Engineering con specializzazione in High Tech Engineering».
È durante la preparazione della tesi che si è aperta un’opportunità: Giulio è stato inserito nel team di ricerca e sviluppo di Tarnoc, una startup innovativa locale, dove lavora uno o due giorni alla settimana occupandosi di progetti pratici e toccando con mano la vera cultura aziendale d’oltreconfine.
«Questa è una possibilità fantastica - spiega con entusiasmo -. Oltre a guadagnare uno stipendio adeguato, acquisisci un’esperienza diretta e spendibile nel tuo settore prima ancora di terminare gli studi. Sono entrato in azienda come studente e la cosa che mi ha dato più soddisfazione in assoluto è stato constatare che le persone ascoltavano sul serio quello che dicevo. Ho percepito una fortissima libertà nello sviluppare il mio progetto e una grande fiducia, con la giusta pressione per farmi rendere al meglio. Questa esperienza ti garantisce una totale libertà finanziaria, consentendoti di mantenerti autonomamente».
L’impegno lavorativo costante richiede tempo e ha naturalmente allungato i tempi previsti per la conclusione degli studi, una flessibilità che Giulio ha imparato ad apprezzare come un vero e proprio valore aggiunto. «In Italia siamo estremamente inquadrati: fai i tre anni di triennale, poi subito i due di magistrale e ti tuffi nel mondo del lavoro. Nei Paesi Bassi c’è una gestione delle tempistiche molto più distesa e umana. Molti studenti si prendono del tempo in più senza che questo venga visto come un fallimento. Il mio obiettivo attuale è laurearmi verso ottobre del 2026. Poi mi piacerebbe viaggiare un po’ sfruttando i risparmi messi da parte con il lavoro in startup. Solo verso la primavera del 2027 comincerò a cercare un impiego a tempo pieno, magari valutando un graduate program internazionale che prevede rotazioni di lavoro in diversi Paesi del mondo».
L’autonomia economica conquistata nei Paesi Bassi offre anche una serenità psicologica rara. «Qui, anche lavorando semplicemente come barista o cameriere la sera, riesci a mantenerti dignitosamente mentre di giorno invii i tuoi curriculum per il tuo settore. Questo ti dà una tranquillità mentale enorme: non devi accettare la prima offerta di lavoro che capita solo per la fretta di dover pagare l’affitto a fine mese».
Nonostante lo sguardo proiettato verso un futuro internazionale, il legame con la città natale resta profondo e sincero. «Qui a Delft ho trovato una sorta di famiglia allargata composta da una decina di ragazzi italiani con cui ho stretto un bellissimo rapporto. La cosa che mi manca di più è la mia famiglia in Italia a cui sono legatissimo: mi dispiace non poter vedere crescere mia sorella più piccola, divertirmi con quella maggiore e non essere presente per dare una mano ai miei genitori nelle faccende di tutti i giorni. Amo Como e il nostro lago, ma per abituarmi ai ritmi del futuro lavorativo ho scelto di ridurre i rientri ai momenti principali come il Natale e la Pasqua, pur con un po’ di rammarico I miei genitori sono stati fin da subito i miei primi sostenitori: hanno capito l’importanza di questo percorso per me. Sapere di poter costruire il proprio domani sulle proprie gambe e con i propri ritmi è una sensazione di libertà impagabile».
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