Cronaca / Como città
Venerdì 06 Febbraio 2026
Giustizia, il procuratore dice “no”: «La Costituzione protegge i più deboli»
Verso il referendum Massimo Astori: «La separazione delle carriere non risolve i problemi». Il presidente del Tribunale di Palermo: «Indipendenza della magistratura nei fatti, non a parole»
Como
«I meccanismi che si vogliono smantellare con questa riforma sono i meccanismi che i costituenti ritenevano avrebbero protetto i perdenti». Due ore fitte, in biblioteca a Como, hanno visto un giudice, un pubblico ministero e un avvocato enunciare i motivi per i quali, il 22 e il 23 marzo prossimo, si dovrebbe votare “no” al referendum costituzionale. Due ore senza slogan vuoti o scorciatoie facili, ma nelle quali si è andati a investigare il cuore della riforma sulla giustizia.
La separazione delle carriere
A dire “no” il procuratore capo di Como, Massimo Astori, il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, e l’avvocato comasco Marcello Iantorno. «La Costituzione ha un suo disegno, fatto a vasi comunicanti - ha esordito Astori - Il referendum a cui siamo chiamati a votare non modifica norme specifiche, bensì l’assetto dello Stato. Con il voto di marzo spostiamo dei poteri. Quali? La risposta è : il rapporto tra il potere esecutivo e la magistratura». Tre gli aspetti su cui incide la riforma: la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, la divisione del Consiglio superiore della magistratura e la creazione di un’Alta corte disciplinare per i magistrati.
Il procuratore lariano ha parlato della separazione delle carriere: «Perché ci si dice che è necessaria? Per attuare il cosiddetto processo accusatorio, in cui le parti sono sullo stesso piano davanti ai giudici. Ci viene detto che l’unicità di carriera tra requirenti e giudicanti, influisce sulla neutralità dei giudici. Ma i numeri dicono altro: i pm sono 2500 su 10mila magistrati. E il 40% delle sentenze sono di assoluzione». L’idea di fondo della riforma è la parità tra accusa e difesa. «Ma in che modo pm e avvocati sono pari? Il pm come dovere ha la verità processuale, il difensore invece deve cercare il migliore interesse per il proprio cliente. Il pm è obbligato a cercare anche le prove a favore dell’imputato, l’avvocato ha il dovere di nascondere le prove di colpevolezza, se no commetterebbe patrocinio infedele. Il pm deve ragionare da giudice. In realtà la parità che può e deve esserci è una parità nel processo». E questa, dice Astori, è già garantita.
Il doppio Csm
«Ci viene detto: “ma di cosa si lamentano quelli che sostengono il no? Noi non andiamo a toccare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Anzi: ribadiamo il fatto che la magistratura resta autonoma e indipendente”. Certo, ma ci sono altre Costituzioni che affermano questo principio. Ad esempio la Russia e l’Iran dove però sistematicamente il potere politico incide sui magistrati». Usa esempi e immagini immediate, il giudice Piergiorgio Morosini: «Non basta proclamare che la magistratura sia indipendente, devi creare i presupposti perché lo sia. E il presupposto si chiama Csm, composto oggi per due terzi da magistrati eletti da altri magistrati e per un terzo da componenti laici eletti a maggioranza qualificata dal Parlamento. La prospettiva, con la riforma, è che i componenti laici possono essere espressione della sola maggioranza politica e che i togati vengano scelti per sorteggio tra 9mila magistrati. Da un Csm autonomo ne avremmo due a trazione governativa». E sull’Alta corte di disciplina spiega: «Non è vero che i magistrati non pagano mai, gli organismi europei dicono che il nostro è uno dei sistemi più rigorosi. L’idea ora è dare il controllo disciplinare soprattutto alla politica. Con una concentrazione dei poteri funzionale all’esecutivo».
Infine l’avvocato Iantorno ha sottolineato come «siamo al di fuori del rispetto delle garanzie minime dei diritti delle persone». E ha auspicato «che avvocatura e magistrati lottassero insieme per risolvere i veri problemi della giustizia, invece di sprecare risorse aggravando la situazione».
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