Hantavirus, un caso in Svizzera. «Ma niente allarmismi»
Ha causato tre vittime su una nave da crociera. Il virologo Pregliasco: «Le eccessive paure non aiutano, ma anche sottostimare un pericolo è sbagliato»
Como
Hantavirus, c’è un primo contagio in Svizzera. Il focolaio scoppiato sulla nave da crociera al largo della Terra del fuoco racconta di un altro virus, dopo il Covid, che ha compiuto un improvviso balzo. Sono tre i decessi accertati, un contagio interessa l’Olanda, uno la vicina Svizzera. Secondo i più noti virologi non è utile lanciare allarmi, parlare già di rischio pandemia, è bene però preoccuparsi e contenere quanto più possibile le infezioni. Come sei anni fa, raccontano, bisogna «isolare i contatti».
«Dopo la pandemia comunicare questi nuovi episodi è un compito delicato – spiega Fabrizio Pregliasco, virologo lombardo – perché le eccessive paure non aiutano, ma sottostimare un possibile pericolo è altrettanto sbagliato. Il principale problema della nave battente bandiera olandese al largo dell’Argentina è che morte tre persone due passeggeri sono scesi. In volo è tornata a casa una hostess, un contatto stretto è tornato in Svizzera. Queste persone hanno incontrato ragionevolmente tanta gente. La crociera nell’occhio del ciclone era pensata per turisti benestanti e ha toccato molte località esotiche, da Capoverde alle Canarie. Non è facile ricostruire percorsi e scambi, tanto più se questo virus ha una lunga incubazione, circa un mese. Adesso serve un lavoro internazionale di tracciamento rapido per stringere al massimo le maglie».
L’hantavirus è noto dagli anni settanta, non è un agente patogeno nuovo.
«Nemmeno i coronavirus erano nuovi – dice Pregliasco - solo che questo virus pare abbia imparato a diffondersi da uomo a uomo. Fino ad ora, con un numero ridotto di decessi, il contagio avveniva esclusivamente tramite le feci e le urine di roditori malati. Può essere che uno dei turisti amanti della natura sia venuto in contatto con il virus in un’area rurale del sud America e che poi salito a bordo della nave abbia fatto scoppiare un primo focolaio. Il tema certo deve interessare l’organizzazione mondiale della sanità». Intanto dalla crociera, fermata dalle autorità sanitarie, arriva la notizia che anche il medico di bordo si è sentito male. Polmonite, febbre, questo virus può dare complicanze respiratorie gravi, oppure segni meno diagnosticabili come diarrea e malessere. E non c’è una cura.
«No, si può fornire una generica assistenza, fino alla terapia intensiva, detto che non tutti i casi debbono avere per forza conseguenze importanti – dice ancora Pregliasco – quanto alle buone notizie al contrario del Covid per l’hantavirus disponiamo di un test. All’inizio della pandemia nel 2020 non sapevamo esattamente riconoscere il virus, i tamponi sono arrivati dopo mesi. Questo ceppo invece è rintracciabile con un prelievo del sangue».
Si chiama Andes, come la catena montuosa, il ceppo del virus in questione che è mutato, perché proprio sulle Ande i virologi ricordano un precedente, l’agente patogeno era stato lì per la prima volta isolato alla fine dello scorso millennio.
«Come detto penso sia sbagliato gridare e lanciare allarmi – conclude Pregliasco – ma superata l’ultima pandemia credo sia corretto affrontare con razionalità le novità e lavorare affinché i possibili pericoli siano confinati al meglio. Non abbiamo una conoscenza esatta di questi fenomeni, dei loro andamenti, dunque è giusto “pre-occuparsi”, occuparsi del caso prima che faccia danni»
© RIPRODUZIONE RISERVATA